Nella Mente della Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di Qualunque Forma di Discriminazione Razziale

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Dott. Gianfilippo Orsanigo introduce ai diritti umani ed alla loro analisi psicologica e sociologica.

Nella Mente della Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di Qualunque Forma di Discriminazione Razziale

 Articolo 1.

1. Nella presente Convenzione, l’espressione “discriminazione razziale” sta ad indicare ogni distinzione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale o in ogni altro settore della vita pubblica.

2. La presente Convenzione non si applica alle distinzioni, esclusioni, restrizioni o trattamenti preferenziali stabiliti da uno Stato Parte della Convenzione a seconda che si tratti di propri cittadini o dei non-cittadini.

3. Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come contrastante con le disposizioni legislative degli Stati Parti della Convenzione e che si riferiscono alla nazionalità, alla cittadinanza o alla naturalizzazione, a condizione che tali disposizioni, non siano discriminatorie nei confronti di una particolare nazionalità.

4. Le speciali misure adottate al solo scopo di assicurare convenientemente il progresso di alcuni gruppi razziali od etnici o di individui cui occorra la protezione necessaria per permettere loro il godimento e l’esercizio dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in condizioni di eguaglianza, non sono considerate misure di discriminazione razziale, a condizione tuttavia che tali misure non abbiano come risultato la conservazione di diritti distinti per speciali gruppi razziali e che non vengano tenute in vigore una volta che siano raggiunti gli obiettivi che si erano prefisse.

L’articolo 1 della Convenzione tratta della definizione e delle implicazioni della discriminazione razziale. Questo articolo fornisce una base chiara per comprendere e affrontare la discriminazione basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica. Psicologicamente, la discriminazione può avere un impatto significativo sul benessere individuale e collettivo, influenzando la salute mentale, l’autostima e il senso di appartenenza sociale.

1. Definizione di discriminazione razziale: Questo paragrafo delinea chiaramente cosa si intende per discriminazione razziale e i suoi effetti dannosi sul riconoscimento e l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in vari ambiti della vita sociale. Dal punto di vista psicologico, la discriminazione razziale può generare stress, ansia e alienazione nelle persone che ne sono vittime, compromettendo il loro benessere emotivo e sociale.

2. Applicabilità della Convenzione: Questo paragrafo specifica le situazioni in cui la Convenzione non si applica, ad esempio quando uno Stato distingue tra cittadini e non cittadini. Psicologicamente, l’applicazione o l’esclusione della Convenzione può influenzare la percezione di giustizia e l’equilibrio emotivo delle persone coinvolte, specialmente se si sentono discriminate o escluse dalle protezioni previste dalla Convenzione.

3. Compatibilità con le leggi nazionali: Questo paragrafo sottolinea che le disposizioni della Convenzione non devono essere in contrasto con le leggi nazionali riguardanti la nazionalità, la cittadinanza o la naturalizzazione, a condizione che non siano discriminatorie. Psicologicamente, questo principio di compatibilità può influenzare la fiducia delle persone nel sistema giuridico e nel rispetto dei propri diritti e libertà.

4. Speciali misure per il progresso di gruppi razziali o etnici: Questo paragrafo chiarisce che le misure speciali adottate per garantire il progresso di gruppi svantaggiati non devono essere considerate discriminazione razziale, a condizione che non mantengano privilegi una volta raggiunti gli obiettivi prefissati. Psicologicamente, l’adozione di misure speciali può contribuire a ridurre le disparità socio-economiche e promuovere un senso di giustizia e uguaglianza tra i diversi gruppi nella società.

In sintesi, l’articolo 1 della Convenzione fornisce un quadro essenziale per comprendere e affrontare la discriminazione razziale, evidenziando le sue implicazioni psicologiche sulla salute mentale, sull’autostima e sul senso di appartenenza sociale delle persone coinvolte.

Articolo 2.

1. Gli Stati contraenti condannano la discriminazione razziale e si impegnano a continuare, con tutti i mezzi adeguati e senza indugio, una politica tendente ad eliminare ogni forma di discriminazione razziale ed a favorire l’intesa tra tutte le razze e, a tale scopo:

a) Ogni Stato contraente si impegna a non porre in opera atti o pratiche di discriminazione razziale a danno di individui, gruppi di individui od istituzioni ed a fare in modo che tutte le pubbliche attività e le pubbliche istituzioni, nazionali e locali, si uniformino a tale obbligo;

b) Ogni Stato contraente si impegna a non incoraggiare, difendere ed appoggiare la discriminazione razziale praticata da qualsiasi individuo od organizzazione;

c) Ogni Stato contraente deve adottare delle efficaci misure per rivedere le politiche governative nazionali e locali e per modificare, abrogare o annullare ogni legge ed ogni disposizione regolamentare che abbia il risultato di creare la discriminazione o perpetuarla ove esista;

d) Ogni Stato contraente deve, se le circostanze lo richiedono, vietare e por fine con tutti i mezzi più opportuni, provvedimenti legislativi compresi, alla discriminazione praticata da singoli individui, gruppi od organizzazioni;

e) Ogni Stato contraente s’impegna, ove occorra, a favorire le organizzazioni ed i movimenti integrazionisti multirazziali e gli altri mezzi atti ad eliminare le barriere che esistono tra le razze, nonché a scoraggiare quanto tende a rafforzare la separazione razziale.

2. Gli Stati contraenti, se le circostanze lo richiederanno, adotteranno delle speciali e concrete misure in campo sociale, economico, culturale o altro, allo scopo di assicurare nel modo dovuto lo sviluppo o la protezione di alcuni gruppi razziali o di individui appartenenti a tali gruppi per garantire loro, in condizioni di parità, il pieno esercizio dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Tali misure non potranno avere, in alcun caso, il risultato di mantenere i diritti disuguali o distinti per speciali gruppi razziali, una volta che siano stati raggiunti gli obiettivi che si erano prefissi.

Questi due punti delineano un impegno degli Stati contraenti per combattere la discriminazione razziale e promuovere l’uguaglianza tra tutte le razze. Psicologicamente, questi impegni sono cruciali per il benessere individuale e collettivo, poiché la discriminazione razziale può avere gravi conseguenze sulle persone, generando stress, ansia, depressione e riducendo il senso di appartenenza sociale.

1. Impegno a combattere la discriminazione razziale: Questo punto sottolinea l’impegno degli Stati contraenti a condannare e combattere attivamente la discriminazione razziale attraverso varie misure, tra cui la revisione delle politiche governative, l’adozione di leggi antidiscriminazione e il sostegno agli organismi e ai movimenti che promuovono l’integrazione multirazziale. Psicologicamente, questo impegno può contribuire a ridurre l’ansia e l’insicurezza nelle persone vittime di discriminazione, aumentando la fiducia nella società e nel sistema giuridico.

2. Adozione di misure speciali per gruppi svantaggiati: Questo punto suggerisce l’adozione di misure concrete per garantire lo sviluppo e la protezione di gruppi razziali svantaggiati, al fine di garantire loro il pieno esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in condizioni di parità. Psicologicamente, queste misure possono contribuire a ridurre le disparità socio-economiche e promuovere un senso di giustizia e uguaglianza tra i diversi gruppi nella società. Tuttavia, è importante che queste misure non perpetuino o mantengano diritti disuguali o distinti per gruppi razziali una volta raggiunti gli obiettivi prefissati, al fine di evitare il rischio di segregazione o discriminazione inversa, che potrebbero compromettere l’equilibrio psicologico e il senso di equità nella società.

In sintesi, questi impegni degli Stati contraenti riflettono un importante impegno per affrontare la discriminazione razziale e promuovere l’uguaglianza e l’integrazione tra tutte le razze. Psicologicamente, tali impegni possono contribuire a migliorare il benessere individuale e collettivo, aumentando la fiducia, il senso di appartenenza e l’equità nella società.

Articolo 3.

Gli Stati contraenti condannano in particolar modo la segregazione razziale e l'”apartheid” e si impegnano a prevenire, vietare ed eliminare sui territori sottoposti alla loro giurisdizione, tutte le pratiche di tale natura.

Questo articolo esprime un forte impegno degli Stati contraenti nel condannare e combattere specificamente la segregazione razziale e l’apartheid. Psicologicamente, tale impegno è significativo poiché la segregazione razziale e l’apartheid non solo causano ingiustizie strutturali, ma hanno anche effetti psicologici devastanti sulle persone coinvolte.

  1. Condanna della segregazione razziale e dell’apartheid: Questa condanna esplicita rappresenta un riconoscimento delle gravi conseguenze psicologiche della segregazione razziale e dell’apartheid sulla salute mentale delle persone coinvolte. La segregazione e l’apartheid non solo limitano l’accesso a risorse e opportunità, ma possono anche generare sensi di inferiorità, alienazione e disuguaglianza, influenzando negativamente il benessere psicologico degli individui e delle comunità.

  2. Impegno a prevenire, vietare ed eliminare la segregazione: L’impegno degli Stati contraenti a prevenire, vietare ed eliminare la segregazione razziale e l’apartheid suggerisce una volontà attiva di promuovere l’integrazione e l’uguaglianza tra tutte le razze. Dal punto di vista psicologico, questa azione può contribuire a ripristinare il senso di dignità e appartenenza delle persone discriminate, riducendo i sentimenti di isolamento e disperazione associati alla segregazione.

In sintesi, l’articolo sottolinea l’importanza di un impegno deciso nel contrastare la segregazione razziale e l’apartheid, riconoscendo le loro gravi conseguenze non solo sul piano sociale, ma anche sul benessere psicologico delle persone coinvolte. Questo impegno rappresenta un passo significativo verso la promozione di una società più inclusiva, equa e sana dal punto di vista mentale.

Articolo 4.

Gli Stati contraenti condannano ogni propaganda ed organizzazione che s’ispiri a concetti ed a teorie basate sulla superiorità di una razza o di un gruppo di individui di un certo colore o di una certa origine etnica, o che pretendano di giustificare o di incoraggiare ogni forma di odio e di discriminazione razziale, e si impegnano ad adottare immediatamente misure efficaci per eliminare ogni incitamento ad una tale discriminazione od ogni atto discriminatorio, tenendo conto, a tale scopo, dei principi formulati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dei diritti chiaramente enunciati nell’art. 5 della presente Convenzione, ed in particolare:

a) a dichiarare crimini punibili dalla legge, ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale, ogni incitamento alla discriminazione razziale, nonché ogni atto di violenza, od incitamento a tali atti diretti contro ogni razza o gruppo di individui di colore diverso o di diversa origine etnica, così come ogni aiuto portato ad attività razzistiche, compreso il loro finanziamento;

b) a dichiarare illegali ed a vietare le organizzazioni le attività di propaganda organizzate ed ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla legge la partecipazione a tali organizzazioni od a tali attività;

c) a non permettere né alle pubbliche autorità, né alle pubbliche istituzioni, nazionali o locali, l’incitamento o l’incoraggiamento alla discriminazione razziale.

Questo articolo sottolinea l’impegno degli Stati contraenti nel condannare e combattere la propaganda e le organizzazioni basate sulla superiorità razziale o sull’odio etnico. Dal punto di vista psicologico, la propaganda e le organizzazioni che promuovono idee di superiorità razziale o incitano all’odio etnico possono avere gravi conseguenze sul benessere individuale e sociale, alimentando sentimenti di odio, discriminazione e violenza.

  1. Condanna della propaganda basata sulla superiorità razziale: Questo articolo riconosce il potenziale dannoso della propaganda che promuove l’idea della superiorità di una razza o gruppo etnico. Dal punto di vista psicologico, la diffusione di tali idee può alimentare sentimenti di inferiorità e disuguaglianza nelle persone appartenenti a gruppi minoritari, generando ansia, depressione e conflitti interpersonali.

  2. Impegno ad adottare misure efficaci per eliminare la propaganda discriminatoria: Gli Stati contraenti si impegnano a prendere misure immediate ed efficaci per contrastare la propaganda discriminatoria e incitamenti all’odio razziale. Questo impegno dimostra la volontà di proteggere la salute mentale e il benessere delle persone, garantendo un ambiente sociale sicuro e inclusivo.

  3. Dichiarazione di crimini punibili dalla legge: Gli Stati contraenti si impegnano a dichiarare crimini punibili dalla legge la diffusione di idee di superiorità razziale, l’incitamento alla discriminazione e ogni atto di violenza razzista. Questa dichiarazione sottolinea l’importanza di rendere responsabili coloro che promuovono e diffondono ideologie discriminatorie, contribuendo a dissuadere comportamenti discriminatori e a proteggere i diritti e le libertà delle persone.

In sintesi, l’articolo evidenzia l’importanza di condannare e contrastare energicamente la propaganda e le organizzazioni che promuovono idee di superiorità razziale e incitano all’odio etnico. Questo impegno non solo protegge i diritti umani fondamentali, ma contribuisce anche a promuovere un clima sociale di rispetto, tolleranza e uguaglianza, fondamentale per il benessere psicologico e la coesione sociale delle comunità.

Articolo 5.

In base agli obblighi fondamentali di cui all’art. 2 della presente Convenzione, gli Stati contraenti si impegnano a vietare e ad eliminare la discriminazione razziale in tutte le forme ed a garantire a ciascuno il diritto all’eguaglianza dinanzi alla legge senza distinzione di razza, colore od origine nazionale o etnica, nel pieno godimento, in particolare, dei seguenti diritti:

a) Diritto ad un eguale trattamento avanti i tribunali ed a ogni altro organo che amministri la giustizia;

b) Diritto alla sicurezza personale ed alla protezione dello Stato contro le violenze o le sevizie da parte sia di funzionari governativi, sia di ogni individuo, gruppo od istituzione;

c) Diritti politici, ed in particolare il diritto di partecipare alle elezioni, di votare e di presentarsi come candidato in base al sistema del suffragio universale ed eguale per tutti, il diritto di partecipare al governo ed alla direzione degli affari pubblici, a tutti i livelli, nonché il diritto di accedere, a condizioni di parità, alle cariche pubbliche;

d) Altri diritti civili quali:

i) il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno dello Stato;

ii) il diritto di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e di tornare nel proprio paese;

iii) il diritto alla nazionalità;

iv) il diritto a contrarre matrimonio ed alla scelta del proprio coniuge;

v) il diritto alla proprietà di qualsiasi individuo, sia in quanto singolo sia in società con altri;

vi) il diritto all’eredità;

vii) il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;

viii) il diritto alla libertà di opinione e di espressione;

ix) il diritto alla libertà di riunione e di pacifica associazione;

e) i diritti economici, sociali e culturali, ed in particolare:

i) i diritti al lavoro, alla libera scelta del proprio lavoro, a condizioni di lavoro eque e soddisfacenti, alla protezione dalla disoccupazione, ad un salario uguale a parità di lavoro uguale, ad una remunerazione equa e soddisfacente;

ii) il diritto di fondare dei sindacati e di iscriversi a sindacati;

iii) il diritto all’alloggio;

iv) il diritto alla sanità, alle cure mediche, alla previdenza sociale ed ai servizi sociali;

v) il diritto all’educazione ed alla formazione professionale;

vi) il diritto di partecipare in condizioni di parità ad attività culturali;

f) il diritto di accesso a tutti i luoghi e servizi destinati ad uso pubblico, quali i mezzi di trasporto, gli alberghi, i ristoranti, i caffè, gli spettacoli ed i parchi.

Questo articolo della Convenzione evidenzia l’impegno degli Stati contraenti nel vietare e eliminare ogni forma di discriminazione razziale e nel garantire l’eguaglianza di trattamento e di opportunità per tutti, indipendentemente dalla razza, dal colore o dall’origine etnica.

Dal punto di vista psicologico, tale impegno è di fondamentale importanza per il benessere individuale e collettivo, in quanto la discriminazione razziale può causare gravi danni psicologici, tra cui stress, ansia, depressione, bassa autostima e senso di impotenza.

  1. Diritto ad un eguale trattamento davanti alla legge: Il garantire un trattamento equo davanti ai tribunali e ad ogni altro organo che amministra la giustizia è fondamentale per preservare il senso di giustizia e l’equità nel sistema legale. Questo può contribuire a ridurre l’ansia e l’insicurezza nelle persone che potrebbero essere esposte a discriminazione o ingiustizie.

  2. Diritto alla sicurezza personale: La protezione dello Stato contro le violenze o le sevizie è essenziale per garantire la sicurezza psicologica degli individui e delle comunità. La mancanza di sicurezza personale può generare paura, stress e trauma, compromettendo il benessere mentale delle persone.

  3. Diritti politici e civili: Il diritto di partecipare alle elezioni, di votare, di presentarsi come candidato e di accedere alle cariche pubbliche senza discriminazione razziale sono fondamentali per preservare la democrazia e promuovere un senso di appartenenza e partecipazione attiva nella società.

  4. Diritti economici, sociali e culturali: Il garantire l’accesso al lavoro, all’alloggio, alla sanità, all’istruzione e ad altri servizi sociali senza discriminazione razziale è cruciale per promuovere l’autonomia, l’autostima e la qualità della vita delle persone.

  5. Diritto di accesso ai luoghi pubblici: Il diritto di accesso senza discriminazione ai luoghi e servizi pubblici è importante per favorire l’inclusione sociale e prevenire la segregazione e l’isolamento delle persone appartenenti a gruppi minoritari.

In sintesi, garantire l’eguaglianza di trattamento e di opportunità per tutti, senza distinzione di razza, colore o origine etnica, è essenziale per promuovere un ambiente sociale sano, inclusivo e rispettoso dei diritti umani fondamentali e del benessere psicologico di tutti i membri della società.

Articolo 6.

Gli Stati contraenti garantiranno ad ogni individuo sottoposto alla propria giurisdizione una protezione ed un mezzo gravame effettivi davanti ai tribunali nazionali ed agli altri organismi dello Stato competenti, per tutti gli atti di discriminazione razziale che, contrariamente alla presente Convenzione, ne violerebbero i diritti individuali e le libertà fondamentali nonché il diritto di chiedere a tali tribunali una giusta ed adeguata riparazione o soddisfazione per qualsiasi danno di cui potrebbe essere stata vittima a seguito di una tale discriminazione.

Questo articolo sottolinea l’importanza per gli Stati contraenti di garantire una protezione efficace e mezzi di ricorso adeguati per gli individui che subiscono discriminazione razziale sotto la loro giurisdizione.

Dal punto di vista psicologico, questa disposizione è cruciale perché fornisce un importante sostegno alle vittime di discriminazione razziale, consentendo loro di ottenere giustizia e riparazione per i danni subiti.

  1. Protezione effettiva: Garantire una protezione efficace significa offrire un ambiente sicuro e protetto in cui le vittime di discriminazione possono sentirsi ascoltate, supportate e difese. Questo può contribuire a ridurre l’ansia, lo stress e il senso di impotenza che spesso accompagnano le esperienze di discriminazione.

  2. Mezzi di ricorso adeguati: Assicurare mezzi di ricorso adeguati significa fornire alle vittime di discriminazione l’accesso a risorse legali e giuridiche per perseguire i loro diritti e ottenere riparazione per i danni subiti. Questo può aiutare a ripristinare il senso di giustizia e equità compromesso dall’esperienza di discriminazione.

  3. Diritto a una giusta riparazione: Il diritto di chiedere una giusta riparazione o soddisfazione per i danni subiti a causa della discriminazione è fondamentale per il processo di guarigione e ripristino delle vittime. Ottenere una forma di riparazione può contribuire a ripristinare il senso di dignità e autostima delle persone colpite dalla discriminazione, aiutandole a superare gli effetti psicologici negativi dell’esperienza discriminatoria.

In sintesi, garantire protezione e mezzi di ricorso adeguati per le vittime di discriminazione razziale è essenziale non solo per il perseguimento della giustizia, ma anche per il ripristino del benessere psicologico e della dignità delle persone coinvolte. Questa disposizione sottolinea l’importanza di creare un sistema giuridico e sociale che sia veramente inclusivo, equo e rispettoso dei diritti umani fondamentali di tutti i membri della società.

Articolo 7.

Gli Stati contraenti si impegnano ad adottare immediate ed efficaci misure, in particolare nei campi dell’insegnamento, dell’educazione, della cultura e dell’informazione, per lottare contro i pregiudizi che portano alla discriminazione razziale e a favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra le nazioni ed i gruppi razziali ed etnici, nonché a promuovere gli scopi ed i princìpi dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, e della presente Convenzione.

Questo articolo sottolinea l’impegno degli Stati contraenti nel promuovere la lotta contro i pregiudizi che conducono alla discriminazione razziale e nel favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra le nazioni e i gruppi razziali ed etnici.

Da un punto di vista psicologico, questo impegno è cruciale per contrastare i pregiudizi e gli stereotipi che alimentano la discriminazione e promuovere un clima di rispetto reciproco e cooperazione tra diversi gruppi nella società.

  1. Adozione di misure immediate ed efficaci: L’impegno ad adottare misure immediate ed efficaci indica un riconoscimento dell’urgenza nel contrastare i pregiudizi e la discriminazione razziale. Questo può contribuire a creare un ambiente sociale più inclusivo e rispettoso, riducendo il rischio di conflitti e tensioni intergruppo.

  2. Focus sull’insegnamento, l’educazione, la cultura e l’informazione: L’attenzione dedicata all’insegnamento, all’educazione, alla cultura e all’informazione evidenzia il potenziale di questi settori nel plasmare le percezioni e le attitudini delle persone. Investire in programmi educativi e culturali mirati può aiutare a promuovere la consapevolezza, la comprensione e la sensibilità verso le questioni legate alla diversità etnica e culturale.

  3. Promozione dei principi delle Nazioni Unite e dei diritti umani: Il richiamo agli scopi e ai principi dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale evidenzia l’importanza di aderire ai valori fondamentali della pace, dell’uguaglianza e dei diritti umani. Questo può servire da guida per orientare le azioni volte a contrastare la discriminazione razziale e promuovere la convivenza armoniosa e la cooperazione tra i popoli.

In sintesi, questo articolo enfatizza il ruolo cruciale dell’istruzione, dell’educazione, della cultura e dell’informazione nel combattere i pregiudizi e la discriminazione razziale, nonché nel promuovere una cultura di tolleranza, comprensione e rispetto reciproco. Questo impegno riflette la consapevolezza dell’importanza di affrontare le radici psicologiche della discriminazione e della xenofobia per costruire una società più equa, inclusiva e armoniosa.

Articolo 8.

1. È istituito un Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale (qui appresso indicato “il Comitato”) composto di diciotto esperti noti per il loro alto senso morale e la loro imparzialità, che vengono eletti dagli Stati contraenti fra i loro cittadini e che vi partecipano a titolo personale, tenuto conto di una equa ripartizione geografica e della rappresentanza delle varie forme di civiltà nonché dei più importanti sistemi giuridici.

2. I membri del Comitato sono eletti a scrutinio segreto dalla lista di candidati designati dagli Stati contraenti. Ogni Stato contraente può designare un candidato scelto tra i propri cittadini.

3. La prima elezione avrà luogo sei mesi dopo la data di entrata in vigore della presente Convenzione. Almeno tre mesi prima della data di ogni elezione, il Segretario generale delle Nazioni Unite invia agli Stati contraenti una lettera per invitarli a presentare le proprie candidature entro un termine di due mesi. Il Segretario generale compila la lista per ordine alfabetico di tutti i candidati così designati e la comunica agli Stati contraenti.

4. I membri del Comitato sono eletti nel corso di una riunione degli Stati contraenti, indetta dal Segretario generale presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. In tale riunione, ove il quorum è formato dai due terzi degli Stati contraenti, vengono eletti membri del Comitato i candidati che ottengono il maggior numero di voti e la maggioranza assoluta dei voti dei rappresentanti degli Stati contraenti presenti e votanti.

5. a) I membri del Comitato restano in carica quattro anni. Tuttavia, il mandato di nove tra i membri eletti nel corso della prima elezione avrà termine dopo due anni; subito dopo la prima elezione, il nome di questi nove membri sarà sorteggiato dal Presidente del Comitato;

b) Per colmare le casuali vacanze, lo Stato contro cui l’esperto abbia cessato di esercitare le proprie funzioni di Membro del Comitato nominerà un altro esperto tra i concittadini, con riserva dell’approvazione del Comitato.

6. Le spese dei membri del Comitato, per il periodo in cui assolvono le loro funzioni in seno al Comitato, sono a carico degli Stati contraenti.

Questo articolo riguarda l’istituzione e il funzionamento del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale, il quale è composto da diciotto esperti noti per il loro alto senso morale e la loro imparzialità. Analizziamo i vari punti in termini psicologici:

  1. Selezione degli esperti: La scelta degli esperti basata sull’alta moralità e l’imparzialità riflette l’importanza di avere individui qualificati e affidabili per affrontare le questioni delicate legate alla discriminazione razziale. Questo criterio di selezione può contribuire a garantire che il Comitato agisca con integrità e competenza, aumentando la fiducia nella sua efficacia.

  2. Processo di elezione trasparente: Il processo di elezione a scrutinio segreto dai candidati designati dagli Stati contraenti mira a garantire un’ampia partecipazione e a promuovere la trasparenza e l’equità nel processo decisionale. La possibilità per ciascuno Stato di designare un candidato favorisce la rappresentanza diversificata nel Comitato, il che è cruciale per affrontare le diverse prospettive e realtà delle questioni legate alla discriminazione razziale.

  3. Rotazione dei membri: La rotazione dei membri del Comitato, con nove membri che terminano il mandato dopo due anni e il sorteggio per determinare quali membri saranno coinvolti, aiuta a garantire la continuità e la freschezza delle prospettive nel Comitato nel corso del tempo. Questo può contribuire a prevenire l’insediamento di interessi particolari o di dinamiche di gruppo che potrebbero influenzare l’obiettività e l’efficacia delle decisioni.

  4. Trasparenza finanziaria: L’assicurazione che le spese dei membri del Comitato siano coperte dagli Stati contraenti evidenzia un impegno verso la trasparenza finanziaria e la sostenibilità delle attività del Comitato. Questo può contribuire a garantire che il Comitato possa operare in modo indipendente e senza influenze esterne che potrebbero comprometterne l’obiettività.

In sintesi, l’articolo delinea un quadro istituzionale e procedurale per il funzionamento del Comitato, ponendo l’accento sull’integrità, la rappresentanza diversificata e la trasparenza nelle sue attività. Questi elementi sono fondamentali per garantire che il Comitato possa svolgere efficacemente il suo ruolo nella lotta contro la discriminazione razziale.

Articolo 9.

1. Gli Stati contraenti s’impegnano a presentare al Segretario generale delle Nazioni Unite, perché venga esaminato dal Comitato, un rapporto sulle misure di carattere legislativo, giudiziario, amministrativo o di altro genere che sono state prese per dare esecuzione alle disposizioni della presente Convenzione:

a) entro il termine di un anno a partire dall’entrata in vigore della Convenzione, per ogni Stato interessato per ciò che lo riguarda e

b) in seguito, ogni due anni ed inoltre ogni volta che il Comitato ne farà richiesta. Il Comitato può chiedere agli Stati contraenti delle informazioni supplementari.

2. Il Comitato sottopone ogni anno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per il tramite del Segretario generale, un rapporto sulle proprie attività e può dare dei suggerimenti e fare raccomandazioni di carattere generale in base ai rapporti ed alle informazioni che ha ricevuto da Stati contraenti. Tali suggerimenti e raccomandazioni di carattere generale unitamente, ove occorra, alle osservazioni degli Stati contraenti, vengono portate a conoscenza dell’Assemblea Generale.

Questo articolo stabilisce gli obblighi degli Stati contraenti e le procedure di monitoraggio da parte del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale. Analizziamoli sotto un punto di vista psicologico:

  1. Presentazione dei rapporti: Gli Stati contraenti sono tenuti a fornire rapporti periodici al Segretario generale delle Nazioni Unite sulle misure adottate per implementare la Convenzione. Questo impegno riflette un desiderio di trasparenza e responsabilità nel processo di eliminazione della discriminazione razziale. L’atto di presentare rapporti regolari può anche favorire un senso di responsabilità e consapevolezza nei confronti delle questioni di discriminazione razziale a livello nazionale e internazionale.

  2. Revisione annuale del Comitato: Il Comitato sottopone annualmente un rapporto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulle sue attività e può offrire suggerimenti e raccomandazioni basate sui rapporti ricevuti dagli Stati contraenti. Questo processo fornisce un meccanismo di valutazione continua e di feedback, il che può essere cruciale per migliorare l’efficacia delle politiche e delle azioni volte all’eliminazione della discriminazione razziale. Inoltre, l’opportunità per gli Stati contraenti di fornire osservazioni può promuovere il dialogo e la collaborazione tra le nazioni nel perseguire obiettivi comuni legati alla promozione dei diritti umani.

In conclusione, questo articolo stabilisce un quadro per il monitoraggio e la valutazione delle azioni degli Stati contraenti nel combattere la discriminazione razziale. Promuove la trasparenza, la responsabilità e la collaborazione internazionale, elementi chiave per affrontare in modo efficace le sfide legate alla discriminazione razziale a livello globale.

Articolo 10.

1. Il Comitato stabilisce il proprio regolamento interno.

2. Il Comitato nomina il proprio ufficio per un periodo di due anni.

3. Il servizio di segreteria del Comitato è fornito dal Segretario generale delle Nazioni Unite.

4. Il Comitato tiene normalmente le proprie riunioni presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Questo articolo definisce le procedure operative e l’organizzazione interna del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale. Analizziamo gli aspetti psicologici di ciascun punto:

  1. Stabilimento del regolamento interno: Il fatto che il Comitato stabilisca il proprio regolamento interno riflette un desiderio di autonomia e autogestione. Questo processo può favorire un senso di identità e coesione tra i membri del Comitato, poiché sono coinvolti nella creazione delle regole che guideranno il loro lavoro. Inoltre, il regolamento interno può contribuire a garantire che le attività del Comitato siano organizzate e gestite in modo efficace, promuovendo la chiarezza e la trasparenza nelle procedure decisionali.

  2. Nomina dell’ufficio del Comitato: La nomina dell’ufficio del Comitato per un periodo di due anni implica un grado di rotazione e rinnovo all’interno del gruppo di lavoro. Questo approccio può favorire l’equità e la partecipazione di tutti i membri del Comitato, consentendo loro di assumere ruoli di leadership e responsabilità nel corso del tempo. Inoltre, la nomina dell’ufficio può promuovere un senso di impegno e coinvolgimento da parte dei membri del Comitato nel contribuire al successo delle attività del Comitato nel suo insieme.

  3. Servizio di segreteria fornito dal Segretario generale delle Nazioni Unite: Il coinvolgimento del Segretario generale delle Nazioni Unite nel fornire il servizio di segreteria al Comitato suggerisce una collaborazione tra l’Organizzazione delle Nazioni Unite e il Comitato stesso. Questo può contribuire a garantire risorse e supporto adeguati al lavoro del Comitato, promuovendo un ambiente di lavoro efficace e cooperativo. Inoltre, il coinvolgimento del Segretario generale può aumentare la legittimità e l’autorità del Comitato, fornendo un collegamento diretto con l’organizzazione internazionale più ampia.

  4. Luogo delle riunioni del Comitato: Il fatto che il Comitato tenga normalmente le proprie riunioni presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite può simboleggiare l’importanza e il prestigio associati al lavoro del Comitato nell’ambito delle Nazioni Unite. Questo può contribuire a promuovere un senso di appartenenza e identità tra i membri del Comitato, evidenziando il ruolo cruciale che svolgono nel contesto internazionale. Inoltre, la scelta di tenere le riunioni presso la Sede dell’ONU può favorire un ambiente di lavoro professionale e ben strutturato, promuovendo la produttività e l’efficacia delle attività del Comitato.

Articolo 11.

1. Qualora uno Stato contraente ritenga che un altro Stato contraente non applichi le disposizioni della presente Convenzione, può richiamare l’attenzione del Comitato sulla questione. Il Comitato trasmette allora la comunicazione allo Stato contraente interessato. Entro un termine di tre mesi, lo Stato che ha ricevuto la comunicazione manda al Comitato le giustificazioni o delle dichiarazioni scritte che chiariscano il problema ed indichino, ove occorra, le eventuali misure adottate da detto Stato per porre rimedio alla situazione.

2. Ove, entro un termine di sei mesi a partire dalla data del ricevimento della comunicazione iniziale da parte dello Stato destinatario, il problema non sia stato risolto con soddisfazione di entrambi gli Stati, sia mediante negoziati bilaterali che mediante qualsiasi altra procedura di cui potranno disporre, sia l’uno che l’altro avranno il diritto di sottoporre nuovamente il problema al Comitato inviandone notifica al Comitato stesso nonché all’altro Stato interessato.

3. Il Comitato non può occuparsi di una questione che gli è sottoposta in conformità del paragrafo 2 del presente articolo, che dopo essersi accertato che tutti i ricorsi interni a disposizione sono stati utilizzati o esperiti conformemente ai principi generalmente riconosciuti del diritto internazionale. Tale regola non viene applicata quando le procedure di ricorso superano termini ragionevoli.

4. Il Comitato può rivolgersi direttamente agli Stati contraenti per chiedere loro tutte le informazioni supplementari relative alla questione che gli viene sottoposta.

5. Allorché, in applicazione del presente articolo, il Comitato esamina una questione, gli Stati contraenti interessati hanno diritto di nominare un rappresentante che parteciperà, senza diritto di voto, ai lavori del Comitato per tutta la durata delle discussioni.

Questo articolo fornisce disposizioni sulle procedure che gli Stati contraenti devono seguire nel caso in cui ritengano che un altro Stato non stia applicando le disposizioni della Convenzione. Analizziamo gli aspetti psicologici di ciascun punto:

  1. Richiamo dell’attenzione del Comitato: Quando uno Stato contraente ritiene che un altro Stato non stia rispettando la Convenzione, può rivolgersi al Comitato per richiamare l’attenzione sulla questione. Questo processo richiede un certo livello di fiducia nel sistema internazionale e nella capacità del Comitato di risolvere le controversie in modo equo ed efficace. Tuttavia, può anche evidenziare una certa frustrazione o preoccupazione per presunte violazioni dei diritti umani da parte di altri Stati.

  2. Procedura di risoluzione dei problemi: Se il problema non viene risolto entro sei mesi attraverso negoziati bilaterali o altre procedure disponibili, entrambi gli Stati hanno il diritto di sottoporre nuovamente il problema al Comitato. Questo processo fornisce un meccanismo strutturato per risolvere le controversie internazionali, promuovendo la comunicazione e la collaborazione tra gli Stati membri. Tuttavia, può anche riflettere una certa sfiducia reciproca tra gli Stati nel trovare una soluzione indipendente.

  3. Esaurimento dei ricorsi interni: Il Comitato può occuparsi di una questione solo dopo aver verificato che tutti i ricorsi interni disponibili sono stati esauriti. Questo criterio riflette la necessità di rispettare i processi legali interni di ciascuno Stato e favorisce la risoluzione dei problemi a livello nazionale prima di rivolgersi a un organismo internazionale. Tuttavia, la possibilità di bypassare questo requisito in casi di ritardi irragionevoli nei ricorsi interni mostra una preoccupazione per garantire un’efficace protezione dei diritti umani senza ostacoli procedurali eccessivi.

  4. Richiesta di informazioni supplementari: Il Comitato ha il potere di richiedere informazioni supplementari agli Stati contraenti relativamente alla questione sottoposta. Questo aspetto promuove la trasparenza e l’accesso alle informazioni necessarie per una valutazione accurata della situazione da parte del Comitato. Inoltre, può incoraggiare la collaborazione degli Stati nell’affrontare le questioni sollevate e nel fornire le risposte richieste.

  5. Partecipazione dei rappresentanti degli Stati interessati: Gli Stati coinvolti hanno il diritto di nominare un rappresentante per partecipare ai lavori del Comitato durante la discussione della questione. Questo permette agli Stati di essere direttamente coinvolti nel processo decisionale e di far valere le proprie opinioni e preoccupazioni. Inoltre, può contribuire a garantire un processo equo e trasparente, permettendo agli Stati di difendere le proprie posizioni e fornire spiegazioni sui loro comportamenti.

Articolo 12.

1. a) Dopo che il Comitato ha ricevuto e vagliato tutte le informazioni che sono ritenute necessarie, il Presidente nomina una Commissione conciliativa ad hoc (qui appresso indicata “la Commissione”) composta di cinque persone che possono essere o meno membri del Comitato. I membri sono nominati con il pieno ed unanime consenso delle Parti in controversia e la Commissione pone i propri buoni uffici a disposizione degli Stati interessati, allo scopo di giungere ad una amichevole soluzione del problema, basata sul rispetto della presente Convenzione.

b) Se gli Stati Parti nella controversia non giungono ad un’intesa sulla totale o parziale composizione della Commissione entro un termine di tre mesi, i membri della Commissioni che non hanno ottenuto il consenso degli Stati Parti nella controversia vengono scelti a scrutinio segreto tra i membri del Comitato ed eletti a maggioranza di due terzi dei membri del Comitato stesso.

2. I membri della Commissione partecipano a titolo personale. Essi non devono essere cittadini di uno degli Stati Parti nella controversia, né cittadini di uno Stato che non sia parte della presente Convenzione.

3. La Commissione elegge il proprio Presidente ed adotta il proprio regolamento interno.

4. La Commissione tiene normalmente le proprie riunioni presso la Sede della Organizzazione delle Nazioni Unite o in ogni altro luogo conveniente che verrà stabilito dalla Commissione stessa.

5. Il Segretariato di cui al paragrafo 3 dell’art. 10 della presente Convenzione pone ugualmente i propri servigi a disposizione della Commissione ogni volta che una controversia tra gli Stati Parti comporti la costituzione della Commissione stessa.

6. Tutte le spese sostenute dai membri della Commissione vengono ripartite in ugual misura tra gli Stati Parti nella controversia, sulla base di valutazioni eseguite dal Segretario generale delle Nazioni Unite.

7. Il Segretario generale sarà autorizzato, ove occorra, a rimborsare al Membri della Commissione le spese sostenute, prima ancora che il rimborso sia stato effettuato dagli Stati nella controversia in conformità al paragrafo 6 del presente articolo.

8. Le informazioni ricevute ed esaminate dal Comitato sono poste a disposizione della Commissione, e la Commissione può chiedere agli Stati interessati di fornirle ogni informazione supplementare al riguardo.

Questo articolo fornisce disposizioni dettagliate sul processo di costituzione e funzionamento di una Commissione conciliativa ad hoc per risolvere le controversie tra gli Stati contraenti riguardo all’applicazione della Convenzione. Analizziamo gli aspetti psicologici di ciascun punto:

  1. Nomina della Commissione conciliativa: Dopo aver ricevuto e valutato tutte le informazioni necessarie, il Presidente del Comitato nomina una Commissione conciliativa ad hoc composta da cinque persone. Questa disposizione riflette un tentativo di risolvere le controversie in modo informale e amichevole, evidenziando la volontà di raggiungere una soluzione basata sul rispetto della Convenzione. Tuttavia, il fatto che la composizione della Commissione richieda il consenso unanime delle Parti in controversia può evidenziare le sfide nel trovare un accordo tra gli Stati interessati.

  2. Partecipazione dei membri della Commissione: I membri della Commissione partecipano a titolo personale e non devono essere cittadini degli Stati in controversia o di Stati non parte della Convenzione. Questo criterio mira a garantire l’indipendenza e l’imparzialità dei membri della Commissione, riducendo il rischio di conflitti di interesse e favoritismi nazionali. Inoltre, promuove la fiducia delle Parti nella neutralità del processo conciliativo.

  3. Elezione del Presidente e regolamento interno: La Commissione elegge il proprio Presidente e adotta il proprio regolamento interno. Questo fornisce alla Commissione un certo grado di autonomia nell’organizzare il proprio lavoro e nel prendere decisioni procedurali. Tuttavia, il rispetto delle norme procedurali e il ruolo del Presidente possono influenzare l’equità e l’efficacia del processo conciliativo.

  4. Sede delle riunioni: La Commissione tiene normalmente le proprie riunioni presso la Sede delle Nazioni Unite o in altro luogo conveniente stabilito dalla stessa Commissione. La scelta della sede riflette la necessità di garantire un ambiente neutrale e accessibile per le discussioni, facilitando la partecipazione degli Stati e il coordinamento delle attività conciliative.

  5. Supporto del Segretariato: Il Segretariato delle Nazioni Unite fornisce il proprio supporto alla Commissione ogni volta che una controversia richiede la sua costituzione. Questo assicura che la Commissione abbia accesso alle risorse e all’assistenza necessarie per svolgere il proprio lavoro in modo efficace e efficiente.

  6. Spese della Commissione: Le spese sostenute dai membri della Commissione sono ripartite in ugual misura tra gli Stati in controversia. Questa disposizione promuove l’equità nel finanziamento del processo conciliativo e sottolinea l’importanza della responsabilità condivisa nel risolvere le controversie internazionali.

  7. Rimborso delle spese: Il Segretario generale è autorizzato a rimborsare le spese dei membri della Commissione, se necessario, anche prima che gli Stati in controversia effettuino il rimborso. Questo meccanismo mira a garantire che i membri della Commissione non siano svantaggiati finanziariamente durante il processo conciliativo, consentendo loro di svolgere il proprio ruolo in modo efficace.

  8. Accesso alle informazioni: La Commissione ha accesso alle informazioni ricevute ed esaminate dal Comitato e può richiedere agli Stati interessati ulteriori informazioni. Questo garantisce che la Commissione abbia accesso a tutte le informazioni pertinenti per valutare la controversia e facilitare il processo conciliativo. Inoltre, promuove la trasparenza e la cooperazione degli Stati nella risoluzione delle controversie.

Articolo 13.

1. Dopo aver studiato il problema in tutti i suoi aspetti, la Commissione prepara e sottopone al Presidente del Comitato un rapporto con le sue conclusioni su tutte le questioni di fatto relative alla vertenza tra le parti e con le raccomandazioni che ritiene più opportune per giungere ad una amichevole soluzione della controversia.

2. Il Presidente del Comitato trasmette il rapporto della Commissione a ciascuno degli Stati Parti nella controversia. Detti Stati fanno conoscere al Presidente del Comitato, entro il termine di tre mesi, se accettano o meno le raccomandazioni contenute nel rapporto della Commissione.

3. Allo spirare del termine di cui al paragrafo 2 del presente articolo, il Presidente del Comitato comunica il rapporto della Commissione nonché le dichiarazioni degli Stati Parti interessati agli altri Stati Parti della Convenzione.

Questo articolo descrive il processo attraverso il quale la Commissione conciliativa ad hoc propone raccomandazioni per risolvere una controversia tra gli Stati contraenti e come questi Stati rispondono a tali raccomandazioni. Analizziamo gli aspetti psicologici di ciascun punto:

  1. Preparazione del rapporto e delle raccomandazioni: Dopo uno studio approfondito del problema, la Commissione prepara un rapporto dettagliato con le sue conclusioni e le raccomandazioni per risolvere la controversia. Questo processo richiede un’analisi accurata delle questioni di fatto e delle possibili soluzioni, evidenziando l’importanza della competenza e dell’imparzialità della Commissione nel formulare raccomandazioni equilibrate e praticabili. La preparazione del rapporto può anche coinvolgere la gestione delle aspettative e delle emozioni delle Parti coinvolte, cercando di favorire una soluzione accettabile per entrambi.

  2. Trasmissione del rapporto agli Stati interessati: Il Presidente del Comitato invia il rapporto della Commissione a ciascuno degli Stati in controversia, chiedendo loro di confermare entro tre mesi se accettano o meno le raccomandazioni proposte. Questo passaggio pone gli Stati in una posizione in cui devono prendere una decisione formale rispetto alle raccomandazioni della Commissione, evidenziando la necessità di comunicazione aperta e chiara tra le Parti coinvolte. Le reazioni degli Stati possono riflettere una serie di risposte emotive, tra cui accettazione, rifiuto o richiesta di ulteriori negoziati.

  3. Comunicazione delle risposte agli altri Stati Parti: Dopo lo scadere del termine per la risposta degli Stati interessati, il Presidente del Comitato comunica il rapporto della Commissione e le dichiarazioni degli Stati Parti agli altri Stati contraenti della Convenzione. Questo passaggio favorisce la trasparenza e la condivisione delle informazioni tra tutti gli Stati contraenti, consentendo loro di essere informati sulle controversie e sulle relative risposte degli Stati interessati. Può anche servire a incoraggiare il coinvolgimento degli altri Stati nel processo di risoluzione della controversia, evidenziando l’importanza del sostegno e della solidarietà internazionale nella promozione della pace e della cooperazione.

Articolo 14.

1. Ogni Stato contraente può dichiarare in ogni momento di riconoscere al Comitato la competenza di ricevere ed esaminare comunicazioni provenienti da persone o da gruppi di persone sotto la propria giurisdizione che si lamentino di essere vittime di una violazione, da parte del detto Stato contraente, di uno qualunque dei diritti sanciti dalla presente Convenzione. Il Comitato non può ricevere le comunicazioni relative ad uno Stato contraente che non abbia fatto una tale dichiarazione.

2. Ogni Stato contraente che faccia una dichiarazione in base al paragrafo 1 del presente articolo, può istituire o designare, nel quadro del proprio ordinamento giuridico nazionale, un organismo che avrà la competenza di esaminare le petizioni provenienti da individui o da gruppi di individui sotto la giurisdizione di detto Stato che lamentino di essere vittima di una violazione di uno qualunque dei diritti enunciati nella presente Convenzione e che abbiano esaurito gli altri ricorsi locali a loro disposizione.

3. La dichiarazione fatta in conformità del paragrafo 1 del presente articolo, nonché il nome di ogni organismo istituito o designato ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo sono depositati dallo Stato contraente interessato presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ne invia copia agli altri Stati contraenti. La dichiarazione può essere ritirata in qualsiasi momento mediante notifica indirizzata al Segretario generale, ma tale ritiro non influisce in alcun modo sulle comunicazioni delle quali il Comitato è già investito.

4. L’Organismo istituito o designato conformemente al paragrafo 2 del presente articolo dovrà tenere un registro delle petizioni, e copie del registro certificate conformi saranno depositate ogni anno presso il Segretario generale per il tramite dei competenti canali, restando inteso che il contenuto di dette copie non verrà reso pubblico.

5. Chi abbia rivolto una petizione e non riesca ad avere soddisfazione dall’Organismo istituito o designato conforme al paragrafo 2 del presente articolo, ha il diritto di inviare in merito, entro sei mesi, una comunicazione al Comitato.

6. a) Il Comitato, sottopone a titolo confidenziale qualsiasi comunicazione che gli venga inviata all’attenzione dello Stato contraente che si suppone abbia violato una qualsiasi delle disposizioni della Convenzione, ma l’identità dell’individuo o dei gruppi di individui interessati non dovrà essere rivelata senza il consenso esplicito di detto individuo o del detto gruppo di individui. Il Comitato non riceve comunicazioni anonime.

b) Entro i tre mesi seguenti lo Stato in questione comunica per iscritto al Comitato le proprie giustificazioni o dichiarazioni a chiarimento del problema con indicate, ove occorra, le misure eventualmente adottate per porre rimedio alla situazione.

7. a) Il Comitato esamina le comunicazioni tenendo conto di tutte le informazioni che ha ricevuto dallo Stato contraente interessato e dall’autore della petizione. Il Comitato esaminerà le comunicazioni provenienti dall’autore di una petizione soltanto dopo essersi accertato che quest’ultimo ha già esaurito tutti i ricorsi interni disponibili. Tuttavia, tale norma non viene applicata allorquando le procedure di ricorso superano un termine ragionevole.

b) Il Comitato invia i propri suggerimenti e le eventuali raccomandazioni allo Stato contraente interessato ed all’autore della petizione.

8. Il Comitato include nel proprio rapporto annuale un riassunto di tali comunicazioni e, ove occorra, un riassunto delle giustificazioni e delle dichiarazioni degli Stati contraenti interessati unitamente ai propri suggerimenti ed alle proprie raccomandazioni.

9. Il Comitato ha la competenza di adempiere le funzioni di cui al presente articolo soltanto se almeno dieci Stati Parti della Convenzione sono legati da dichiarazioni fatte in conformità al paragrafo 1 del presente articolo.

Questo articolo stabilisce le procedure attraverso le quali il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale può ricevere e esaminare le comunicazioni relative a presunte violazioni dei diritti sanciti dalla Convenzione da parte degli Stati contraenti. Esaminiamo gli aspetti psicologici di ciascun punto:

  1. Dichiarazione di competenza del Comitato: Gli Stati contraenti possono dichiarare di riconoscere al Comitato la competenza di ricevere e esaminare comunicazioni riguardanti presunte violazioni dei diritti umani sanciti dalla Convenzione. Questo processo offre un canale formale per individui o gruppi di persone per segnalare violazioni dei loro diritti e può riflettere una fiducia nell’imparzialità e nell’efficacia del sistema internazionale per affrontare tali questioni.

  2. Istituzione di un organismo nazionale: Gli Stati contraenti possono istituire o designare un organismo nazionale competente per esaminare le petizioni relative a presunte violazioni dei diritti umani. Questo punto evidenzia l’importanza del coinvolgimento delle autorità nazionali nel processo di risoluzione delle controversie e può influenzare il grado di fiducia che gli individui hanno nel sistema legale nazionale.

  3. Deposito delle dichiarazioni e dei registri: Le dichiarazioni e i registri delle petizioni sono depositati presso il Segretario generale dell’ONU, garantendo una traccia ufficiale delle comunicazioni e delle azioni intraprese dagli Stati contraenti. Questo punto favorisce la trasparenza e la responsabilità nel trattamento delle violazioni dei diritti umani.

  4. Diritto di inviare comunicazioni al Comitato: Gli individui che non ricevono soddisfazione dall’organismo nazionale hanno il diritto di inviare una comunicazione al Comitato entro sei mesi. Questo punto offre una possibilità di ricorso a livello internazionale per coloro che ritengono di non aver ricevuto una giusta risoluzione delle loro petizioni a livello nazionale.

  5. Esame delle comunicazioni da parte del Comitato: Il Comitato esamina le comunicazioni, tenendo conto delle informazioni fornite dagli Stati contraenti e dagli autori delle petizioni. Questo processo implica un’analisi approfondita delle circostanze e delle prove presentate e può influenzare il grado di fiducia che le persone hanno nelle istituzioni internazionali per la tutela dei diritti umani.

  6. Riassunto nel rapporto annuale: Il Comitato include nel suo rapporto annuale un riassunto delle comunicazioni ricevute e delle azioni intraprese. Questo punto contribuisce alla rendicontazione pubblica delle attività del Comitato e alla visibilità delle questioni relative alla discriminazione razziale a livello internazionale.

  7. Condizione per l’attivazione delle funzioni del Comitato: Affinché il Comitato possa svolgere le funzioni previste in questo articolo, è necessario che almeno dieci Stati contraenti abbiano depositato dichiarazioni di competenza. Questo requisito implica un certo grado di sostegno da parte degli Stati contraenti per l’attivazione delle procedure di monitoraggio e verifica delle violazioni dei diritti umani.

Articolo 15.

1. In attesa che vengano realizzati gli obiettivi della Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi ed ai popoli coloniali, contenuta nella Risoluzione 1514(XV) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in data 14 dicembre 1960, le disposizioni della presente Convenzione non limitano per nulla il diritto di petizione accordato a tali popoli da altri strumenti internazionali o dall’Organizzazione delle Nazioni Unite o dalle sue istituzioni specializzate.

2. a) Il Comitato istituito conformemente al paragrafo 1 dell’art. 8 della presente Convenzione riceve copia delle petizioni provenienti dagli organi delle Nazioni Unite che si occupano di questioni che abbiano rapporto diretto con i principi e gli obiettivi della presente Convenzione, ed esprime il proprio parere e fa le proprie raccomandazioni circa le petizioni ricevute al momento dell’esame delle petizioni provenienti dagli abitanti di territori sotto amministrazione fiduciaria o non autonomi o di ogni altro territorio al quale si applichi la Risoluzione 1514 (XV) dell’Assemblea Generale, e che riguardino questioni previste dalla presente Convenzione, delle quali i summenzionati organi sono investiti.

b) Il Comitato riceve dagli organi competenti delle Nazioni Unite, copie dei rapporti concernenti le misure di ordine legislativo, giudiziario, amministrativo o altro riguardanti direttamente i principi e gli obiettivi della presente Convenzione che le potenze amministranti hanno applicato nei territori citati al comma a) del presente paragrafo ed esprime dei pareri e fa delle raccomandazioni a tali organi.

3. Il Comitato include nei suoi rapporti all’Assemblea Generale un riassunto delle petizioni e dei rapporti ricevuti da organi delle Nazioni Unite, nonché i pareri e le raccomandazioni che gli sono stati richiesti dai summenzionati rapporti e petizioni.

4. Il Comitato prega il Segretario generale delle Nazioni Unite di fornirgli tutte le informazioni riguardanti gli obiettivi della presente Convenzione, di cui esso disponga e relative ai territori citati al comma a) del paragrafo 2 del presente articolo.

Questo articolo della Convenzione stabilisce le disposizioni riguardanti il diritto di petizione accordato ai popoli coloniali e non autonomi, così come il ruolo del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale in relazione a tali questioni. Analizziamo gli aspetti psicologici di ciascun punto:

  1. Diritto di petizione dei popoli coloniali: Si sottolinea che le disposizioni della Convenzione non limitano il diritto di petizione accordato ai popoli coloniali da altri strumenti internazionali o dall’ONU. Questo punto riflette l’importanza attribuita alla partecipazione e alla voce dei popoli coloniali nel contesto internazionale, il che potrebbe influenzare il loro senso di autonomia e autodeterminazione.

  2. Ruolo del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale: a) Il Comitato riceve copie delle petizioni provenienti dagli organi dell’ONU che trattano questioni correlate ai principi della Convenzione e fornisce pareri e raccomandazioni in merito. Questo sottolinea il ruolo del Comitato nel monitorare e rispondere alle petizioni riguardanti i territori coloniali o non autonomi, contribuendo alla tutela dei diritti umani di tali popolazioni. b) Il Comitato riceve copie dei rapporti sulle misure applicate dalle potenze amministranti nei territori menzionati al punto a) e fornisce pareri e raccomandazioni. Questo rafforza l’importanza del monitoraggio internazionale delle politiche e delle azioni delle potenze amministranti nei confronti dei territori non autonomi, promuovendo la trasparenza e la responsabilità.

  3. Inclusione nei rapporti all’Assemblea Generale: Il Comitato include nei suoi rapporti all’Assemblea Generale un riassunto delle petizioni e dei rapporti ricevuti dagli organi dell’ONU, insieme ai pareri e alle raccomandazioni fornite. Questo favorisce la rendicontazione pubblica delle attività del Comitato e della situazione nei territori coloniali o non autonomi, contribuendo alla visibilità e alla sensibilizzazione internazionale su tali questioni.

  4. Richiesta di informazioni al Segretario generale dell’ONU: Il Comitato richiede al Segretario generale dell’ONU tutte le informazioni relative agli obiettivi della Convenzione e ai territori menzionati. Questo sottolinea l’importanza dell’accesso alle informazioni per il lavoro del Comitato e indica un impegno a ottenere una comprensione completa della situazione nei territori coloniali o non autonomi.

Articolo 16.

Le disposizioni della presente Convenzione concernenti le misure da adottare per definire una controversia o per tacitare una lagnanza vengono applicate indipendentemente dalle altre procedure di definizione di vertenze o di ricorsi in materia di discriminazioni previste dagli strumenti costitutivi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e delle sue istituzioni specializzate o nelle Convenzioni adottate da tali organizzazioni, né vietano agli Stati contraenti di ricorrere ad altre procedure per la definizione di una controversia, in base agli accordi internazionali generali o particolari che li legano.

Questo articolo della Convenzione stabilisce che le procedure di risoluzione delle controversie e di esame delle lagnanze previste nella Convenzione sono indipendenti da altre procedure di risoluzione delle controversie o di ricorso in materia di discriminazione previste dagli strumenti dell’ONU o dalle sue istituzioni specializzate. Un’analisi psicologica dei suoi principali punti:

  1. Indipendenza delle procedure: Questo punto sottolinea l’importanza delle procedure stabilite nella Convenzione come strumento separato e autonomo per affrontare le controversie legate alla discriminazione razziale. Questa indipendenza potrebbe influenzare la percezione degli individui e dei gruppi interessati, dando loro fiducia nella capacità del sistema internazionale di affrontare le loro preoccupazioni in modo equo e imparziale.

  2. Diritto di ricorso: Si specifica che gli Stati contraenti hanno il diritto di ricorrere ad altre procedure per la risoluzione delle controversie, in base agli accordi internazionali che li legano. Questo riconosce la sovranità degli Stati e la loro libertà di scegliere le procedure più adatte alle loro esigenze specifiche. Tale flessibilità potrebbe contribuire a garantire un maggiore coinvolgimento degli Stati nel processo di risoluzione delle controversie e potrebbe promuovere una maggiore adesione alla Convenzione stessa.

In generale, questo articolo mira a garantire che le disposizioni della Convenzione siano efficaci e complementari ad altri strumenti internazionali, consentendo agli Stati contraenti di scegliere il percorso più appropriato per affrontare le controversie legate alla discriminazione razziale. Ciò potrebbe favorire un approccio più completo e flessibile nella lotta contro la discriminazione a livello internazionale.

Articolo 17.

1. La presente Convenzione è aperta alla firma di ogni Stato membro delle Nazioni Unite, o membro di una qualsiasi delle sue istituzioni specializzate, di ogni Stato Parte dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia, nonché di ogni altro Stato invitato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a divenire parte della presente Convenzione.

2. La presente Convenzione è sottoposta a ratifica e gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.

Questo articolo della Convenzione stabilisce le procedure per la firma e la ratifica della Convenzione da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite e di altri Stati invitati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a farne parte. Un’analisi psicologica dei suoi principali punti:

  1. Apertura alla firma: Questo punto indica che la Convenzione è aperta alla firma di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e di altri Stati invitati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tale apertura riflette un impegno globale per affrontare la discriminazione razziale e promuovere i diritti umani a livello internazionale. La possibilità per gli Stati di firmare la Convenzione può influenzare la percezione degli individui e delle comunità all’interno di questi Stati, trasmettendo loro un messaggio di adesione ai principi di uguaglianza e non discriminazione.

  2. Procedura di ratifica: L’articolo stabilisce che la Convenzione è soggetta a ratifica e che gli strumenti di ratifica devono essere depositati presso il Segretario generale delle Nazioni Unite. Questa procedura formale indica l’impegno degli Stati ad adottare la Convenzione come parte integrante del loro sistema legale nazionale. La ratifica può avere un impatto significativo sulla percezione pubblica, poiché dimostra un impegno tangibile degli Stati nel combattere la discriminazione razziale e nel promuovere i diritti umani.

In sintesi, questo articolo della Convenzione stabilisce le procedure formali per l’adesione degli Stati alla Convenzione stessa, trasmettendo un messaggio di impegno globale per affrontare la discriminazione razziale e promuovere l’uguaglianza e i diritti umani a livello internazionale.

Articolo 18.

1. La presente Convenzione resterà aperta all’adesione di ogni Stato citato al paragrafo 1 dell’art. 17 della Convenzione.

2. L’adesione avverrà mediante il deposito di uno strumento di adesione presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.

Questo articolo della Convenzione stabilisce le modalità di adesione degli Stati che sono elencati nel paragrafo 1 dell’articolo 17 della stessa. Un’analisi psicologica dei suoi principali punti:

  1. Apertura all’adesione: L’articolo sottolinea che la Convenzione rimarrà aperta all’adesione di tutti gli Stati menzionati nel paragrafo 1 dell’articolo 17 della Convenzione stessa. Questa disposizione suggerisce un impegno continuo verso l’obiettivo della Convenzione, che è quello di eliminare la discriminazione razziale in tutto il mondo. L’apertura all’adesione di ulteriori Stati può essere vista come un passo positivo verso la creazione di una comunità globale più inclusiva e rispettosa dei diritti umani.

  2. Modalità di adesione: L’articolo specifica che l’adesione avverrà attraverso il deposito di uno strumento di adesione presso il Segretario generale delle Nazioni Unite. Questa procedura formale sottolinea l’importanza dell’impegno degli Stati nell’aderire alla Convenzione e nel contribuire agli sforzi globali per combattere la discriminazione razziale. Il processo di adesione può essere visto come un’opportunità per gli Stati di dimostrare il loro sostegno ai principi di uguaglianza e non discriminazione e di lavorare insieme alla comunità internazionale per promuovere i diritti umani.

In sintesi, questo articolo della Convenzione stabilisce le procedure per l’adesione degli Stati che sono elencati nel paragrafo 1 dell’articolo 17, rafforzando l’impegno globale per combattere la discriminazione razziale e promuovere l’uguaglianza e i diritti umani.

Articolo 19.

1. La presente Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo la data del deposito, presso il Segretario generale delle Nazioni Unite, del ventisettesimo strumento di ratifica o di adesione.

2. Per ogni Stato che ratificherà la presente Convenzione o che vi aderirà dopo il deposito del ventisettesimo strumento di ratifica o di adesione, la presente Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo la data del deposito, da parte dello Stato in questione, del proprio strumento di ratifica o di adesione.

Questo articolo della Convenzione stabilisce le condizioni per l’entrata in vigore della Convenzione stessa. Un’analisi psicologica dei suoi principali punti:

  1. Condizioni per l’entrata in vigore: L’articolo specifica che la Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo il deposito del ventisettesimo strumento di ratifica o di adesione presso il Segretario generale delle Nazioni Unite. Questa disposizione indica che affinché la Convenzione entri in vigore, è necessario un sostegno significativo da parte degli Stati membri. Questo può essere interpretato come un segnale di consenso internazionale verso l’importanza di affrontare la discriminazione razziale e promuovere i diritti umani.

  2. Entrata in vigore per gli Stati successivi: L’articolo stabilisce che per gli Stati che ratificano o aderiscono alla Convenzione dopo il deposito del ventisettesimo strumento, essa entrerà in vigore trenta giorni dopo il deposito del loro strumento di ratifica o di adesione. Questa disposizione fornisce un incentivo per gli Stati che non hanno ancora ratificato la Convenzione o aderito ad essa, incoraggiandoli a farlo in modo tempestivo per garantire che essa entri in vigore più rapidamente possibile. Questo può essere interpretato come un’impostazione di una scadenza ragionevole per gli Stati affinché si impegnino a combattere la discriminazione razziale e ad aderire agli standard internazionali in materia di diritti umani.

In sintesi, questo articolo stabilisce le condizioni per l’entrata in vigore della Convenzione, riflettendo l’importanza del sostegno internazionale e fornendo un incentivo per gli Stati a ratificare o aderire alla Convenzione per promuovere l’uguaglianza e i diritti umani a livello globale.

Articolo 20.

1. Il Segretario generale delle Nazioni Unite riceverà e comunicherà a tutti gli Stati che sono divenuti parti della presente Convenzione, il testo delle riserve che saranno state formulate all’atto della ratifica o dell’adesione. Ogni Stato che sollevi delle obiezioni contro la riserva ne informerà il Segretario generale entro il termine di 90 giorni a partire dalla data di tale comunicazione, che esso non accetta la riserva in questione.

2. Non sarà autorizzata alcuna riserva che sia incompatibile con l’oggetto e lo scopo della presente Convenzione e del pari di ogni altra riserva che abbia per effetto la paralisi del funzionamento di uno qualsiasi degli organi creati dalla Convenzione. Una riserva verrà considerata come rientrante nella categoria di cui sopra, quando i due terzi degli Stati Parti alla Convenzione sollevino delle obiezioni.

3. Le riserve possono in ogni momento essere ritirate mediante notifica indirizzata al Segretario generale. La notifica avrà effetto alla data del suo ricevimento.

Un’analisi psicologica dei principali punti relativi alle riserve nella Convenzione:

  1. Comunicazione delle riserve: Secondo questo articolo, il Segretario generale delle Nazioni Unite riceve e comunica a tutti gli Stati che sono parte della Convenzione il testo delle riserve formulate durante il processo di ratifica o adesione. Questo meccanismo consente una trasparenza e una condivisione delle informazioni tra gli Stati membri e il Segretario generale, il che può favorire una migliore comprensione delle posizioni degli Stati riguardo alla Convenzione. Inoltre, viene stabilito un periodo di 90 giorni per gli Stati per sollevare obiezioni contro una riserva specifica. Questo periodo offre un’opportunità per un dibattito costruttivo tra gli Stati membri sulla compatibilità delle riserve con gli obiettivi della Convenzione.

  2. Condizioni per le riserve: L’articolo stabilisce che non saranno autorizzate riserve che siano incompatibili con l’oggetto e lo scopo della Convenzione o che paralizzino il funzionamento degli organi creati dalla stessa. Questo criterio mira a garantire che le riserve non compromettano l’efficacia e l’integrità della Convenzione stessa. Inoltre, viene stabilito che una riserva verrà considerata inaccettabile se due terzi degli Stati Parti sollevano obiezioni. Questa disposizione riflette un principio di consenso tra gli Stati membri e promuove la coesione e l’unità nell’applicazione della Convenzione.

  3. Ritiro delle riserve: Infine, l’articolo prevede che le riserve possano essere ritirate in qualsiasi momento mediante notifica al Segretario generale, con effetto immediato. Questa flessibilità consente agli Stati di adeguare le proprie posizioni in base all’evoluzione delle circostanze o agli sviluppi normativi, promuovendo così l’adattamento continuo e la conformità agli standard internazionali in materia di diritti umani.

In sintesi, questo articolo regola il processo di formulazione, accettazione e ritiro delle riserve nella Convenzione, promuovendo la trasparenza, il dialogo e il rispetto degli obiettivi e dei principi sanciti dalla stessa.

Articolo 21.

Ogni Stato contraente può denunciare la presente Convenzione mediante notifica inviata al Segretario generale delle Nazioni Unite. La denuncia avrà effetto un anno dopo la data in cui il Segretario generale ne avrà ricevuto notifica.

L’articolo riguardante la denuncia della Convenzione riflette un aspetto importante delle relazioni internazionali e della dinamica tra gli Stati membri. Un’analisi psicologica dei suoi principali elementi:

1. Processo di denuncia: L’articolo stabilisce che ogni Stato contraente ha il diritto di denunciare la Convenzione inviando una notifica al Segretario generale delle Nazioni Unite. Questo processo offre agli Stati una via legale per ritirarsi dalla Convenzione nel caso in cui ritengano che non sia più nell’interesse nazionale o che le circostanze interne o internazionali abbiano subito cambiamenti significativi. La possibilità di denuncia riflette il principio di sovranità degli Stati e il loro diritto di autodeterminazione.

2. Periodo di preavviso: È importante notare che la denuncia non ha effetto immediato, ma diventa efficace solo un anno dopo che il Segretario generale ne ha ricevuto la notifica. Questo periodo di preavviso offre agli altri Stati membri e agli organismi internazionali il tempo necessario per prendere atto della denuncia e per valutare le sue implicazioni. Inoltre, può fornire all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite l’opportunità di intraprendere azioni per affrontare eventuali preoccupazioni o risolvere i problemi che hanno portato alla denuncia.

3. Riflessione dei rapporti internazionali: La possibilità di denuncia riflette la natura dinamica delle relazioni internazionali e la necessità di flessibilità nei trattati internazionali. Gli Stati possono percepire la denuncia come uno strumento per proteggere i propri interessi nazionali o per adattarsi a nuove circostanze politiche, economiche o sociali. Tuttavia, la denuncia può anche avere implicazioni sulla reputazione internazionale degli Stati e sul mantenimento della cooperazione multilaterale.

In sintesi, l’articolo sulla denuncia della Convenzione offre agli Stati contraenti un meccanismo legale per ritirarsi dal trattato, rispecchiando il principio di sovranità e il dinamismo delle relazioni internazionali. Tuttavia, la denuncia deve essere considerata attentamente, tenendo conto delle implicazioni politiche, giuridiche e diplomatiche a breve e lungo termine.

Articolo 22.

Ogni controversia tra due o più Stati contraenti in merito all’interpretazione o all’applicazione della presente Convenzione, che non sia stata definita mediante negoziati o a mezzo di procedure espressamente previste dalla presente Convenzione, sarà portata, a richiesta di una qualsiasi delle parti in controversia, dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia perché essa decida in merito, a meno che le parti in controversia non convengano di definire la questione altrimenti.

L’articolo riguardante la risoluzione delle controversie tra gli Stati contraenti rappresenta un importante meccanismo per garantire l’applicazione coerente e uniforme della Convenzione. Un’analisi psicologica dei suoi principali elementi:

  1. Risoluzione delle controversie: Questo articolo fornisce un metodo formale per risolvere le controversie che possono sorgere tra gli Stati contraenti riguardo all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione. La presenza di un meccanismo specifico per la risoluzione delle dispute evidenzia l’importanza di garantire l’aderenza agli obblighi sanciti dalla Convenzione e di risolvere eventuali disaccordi in modo pacifico e conforme al diritto internazionale.

  2. Ruolo della Corte Internazionale di Giustizia: L’articolo stabilisce che le controversie non risolte attraverso negoziati o altre procedure previste dalla Convenzione possono essere portate davanti alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ). Questo sottolinea l’importanza di una giustizia internazionale indipendente e imparziale nel garantire il rispetto del diritto internazionale e la tutela dei diritti umani. La possibilità di rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia fornisce agli Stati una via legale per risolvere le controversie in modo equo e obiettivo.

  3. Opzione di negoziazione alternativa: È significativo notare che le parti coinvolte nella controversia hanno l’opzione di risolvere la questione attraverso negoziati o accordi alternativi. Questo sottolinea l’importanza del dialogo e della diplomazia nella risoluzione dei conflitti internazionali. L’articolo promuove l’autonomia degli Stati nella scelta del metodo di risoluzione delle dispute, incoraggiando nel contempo la cooperazione e la ricerca di soluzioni consensuali.

In sintesi, l’articolo sulla risoluzione delle controversie tra gli Stati contraenti rappresenta un elemento fondamentale per garantire l’applicazione efficace della Convenzione e per risolvere i conflitti in modo pacifico e conforme al diritto internazionale. La presenza di un meccanismo specifico per la risoluzione delle dispute riflette l’impegno degli Stati contraenti verso il rispetto dei diritti umani e la promozione della pace e della cooperazione internazionale.

Articolo 23.

1. Ogni Stato contraente può formulare in ogni momento una domanda di revisione della presente Convenzione, mediante notifica scritta indirizzata al Segretario generale delle Nazioni Unite.

2. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite deciderà sulle eventuali misure da adottare riguardo a tale richiesta.

L’articolo riguardante la possibilità per gli Stati contraenti di richiedere una revisione della presente Convenzione e la conseguente decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla questione riflette un approccio dinamico e flessibile nell’affrontare le esigenze di adattamento e miglioramento degli strumenti internazionali. Dal punto di vista psicologico, questo articolo evidenzia la consapevolezza dei firmatari della Convenzione dell’importanza di mantenere lo strumento normativo aggiornato e adeguato alle esigenze emergenti nel contesto dei diritti umani e della lotta contro la discriminazione razziale.

L’opportunità di richiedere una revisione in qualsiasi momento indica una volontà di adattamento continuo e di risposta alle mutevoli sfide e prospettive nel campo dei diritti umani. Questa flessibilità può essere interpretata come una manifestazione di apertura mentale e di impegno verso l’evoluzione delle norme internazionali per affrontare in modo efficace le questioni relative alla discriminazione razziale.

La decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulle richieste di revisione rappresenta un processo collettivo di valutazione e deliberazione, che può riflettere la volontà di bilanciare diversi interessi e prospettive degli Stati membri. Questo processo decisionale potrebbe essere soggetto a dinamiche complesse, tra cui negoziazioni politiche, valutazioni degli impatti e delle implicazioni delle modifiche proposte, nonché considerazioni sull’efficacia pratica delle eventuali modifiche.

Dal punto di vista psicologico, l’articolo sottolinea l’importanza della flessibilità, dell’adattamento e della collaborazione internazionale nel perseguire gli obiettivi di promozione e protezione dei diritti umani. La possibilità di revisione della Convenzione e il ruolo dell’Assemblea Generale nel processo decisionale possono contribuire a rafforzare la legittimità e l’efficacia dell’ordinamento giuridico internazionale nel campo della lotta contro la discriminazione razziale.

Articolo 24.

Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite informerà tutti gli Stati citati al paragrafo 1 dell’art. 17 della presente Convenzione:

a) delle firme apposte alla presente Convenzione e degli strumenti di ratifica e di adesione depositati conformemente agli artt. 17 e 18;

b) della data alla quale la presente Convenzione entrerà in vigore in base all’art. 19;

c) delle comunicazioni e delle dichiarazioni ricevute in base agli artt. 14, 20 e 23;

d) delle denunce notificate in base all’art. 21.

L’articolo riguardante il ruolo del Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nell’informare gli Stati contraenti sulle varie fasi e sviluppi relativi alla Convenzione sottolinea l’importanza della trasparenza, della comunicazione e della cooperazione internazionale nel contesto della governance globale. Dal punto di vista psicologico, questo articolo rivela l’attenzione degli Stati contraenti verso la necessità di mantenere tutti i firmatari della Convenzione informati e coinvolti nel processo normativo e decisionale.

a) La comunicazione riguardante le firme, gli strumenti di ratifica e di adesione depositati è essenziale per mantenere la trasparenza e la tracciabilità del processo di ratifica e di adesione alla Convenzione. Informare gli Stati su chi ha firmato la Convenzione e chi ha depositato gli strumenti di ratifica o di adesione aiuta a promuovere la partecipazione e l’adesione universale alla Convenzione stessa.

b) La comunicazione della data di entrata in vigore della Convenzione è di fondamentale importanza per garantire che gli Stati siano consapevoli dei tempi e dei termini relativi all’applicazione della Convenzione stessa. Questo elemento contribuisce alla certezza del diritto e alla prevedibilità degli impegni internazionali assunti dagli Stati contraenti.

c) Informare gli Stati sulle comunicazioni e le dichiarazioni ricevute in base agli articoli pertinenti della Convenzione favorisce la trasparenza e la condivisione delle informazioni tra gli Stati membri. Questo processo di scambio di informazioni può facilitare la comprensione reciproca, promuovere la cooperazione e consentire una migliore valutazione degli sviluppi e delle questioni relative alla Convenzione.

d) La notifica delle denunce notificate in base all’articolo 21 è cruciale per garantire che gli Stati siano a conoscenza delle decisioni prese da altri Stati contraenti e delle eventuali conseguenze che tali denunce possono avere sul funzionamento e sull’applicazione della Convenzione stessa.

Complessivamente, questo articolo evidenzia l’importanza della trasparenza, della comunicazione e della cooperazione internazionale nel promuovere una governance efficace e inclusiva nel campo dei diritti umani e della lotta contro la discriminazione razziale. La comunicazione tempestiva e accurata tra gli Stati contraenti e il Segretario generale dell’ONU può contribuire a rafforzare la legittimità, l’efficacia e l’impatto della Convenzione stessa.

Articolo 25.

1. La presente Convenzione, i cui testi inglese, cinese, spagnolo, francese e russo fanno egualmente fede, sarà depositata negli archivi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

2. Il Segretario generale delle Nazioni Unite farà avere una copia della presente Convenzione certificata conforme a tutti gli Stati appartenenti ad una qualsiasi delle categorie citate al paragrafo 1 dell’art 17 della Convenzione.

L’inclusione della disposizione riguardante la lingua ufficiale e la distribuzione della Convenzione rivela un impegno per la trasparenza, l’universalità e l’accessibilità dei documenti internazionali. Dal punto di vista psicologico, questo articolo evidenzia diversi aspetti significativi:

  1. Equità linguistica: La menzione esplicita dei testi in diverse lingue ufficiali delle Nazioni Unite sottolinea l’impegno per l’equità e l’inclusione linguistica. Garantire che la Convenzione sia disponibile in diverse lingue facilita l’accesso e la comprensione del testo normativo da parte di un pubblico più ampio e diversificato, promuovendo così la partecipazione e la conformità degli Stati contraenti.

  2. Certificazione e distribuzione: La responsabilità affidata al Segretario generale delle Nazioni Unite di distribuire copie certificate della Convenzione agli Stati membri evidenzia la centralità dell’ONU nel facilitare la diffusione e l’applicazione delle norme internazionali. Questo processo sottolinea l’autorità e l’affidabilità dell’organizzazione nella promozione dei diritti umani e nella lotta contro la discriminazione razziale.

  3. Trasparenza e accessibilità: La disponibilità di copie certificate della Convenzione a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite promuove la trasparenza e l’accessibilità delle norme internazionali. Questo contribuisce a creare un ambiente normativo più chiaro e comprensibile, facilitando così l’adesione e l’attuazione delle disposizioni della Convenzione da parte degli Stati membri.

In definitiva, questo articolo riflette l’importanza dell’equità linguistica, della certificazione affidabile e della diffusione accessibile dei documenti internazionali per promuovere la partecipazione, la comprensione e l’attuazione delle norme internazionali volte a proteggere i diritti umani e a combattere la discriminazione.

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