Nella mente della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali

Conoscere ed apprendere per avanzare oltre i confini dei propri limiti

Dott. Gianfilippo Orsanigo introduce ai diritti umani ed alla loro analisi psicologica e sociologica.

Nella mente della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali

Articolo 1 – Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo.
Le Alte Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona soggetta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà definiti al Titolo primo della presente Convenzione.

L’Articolo 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sottolinea l’obbligo delle parti contraenti di rispettare i diritti umani di tutte le persone sottoposte alla loro giurisdizione, come definiti nei titoli successivi della convenzione. 

Da un punto di vista psicologico, questo articolo è significativo in quanto sottolinea l’importanza del rispetto dei diritti fondamentali di ogni individuo. La garanzia di questi diritti è cruciale per il benessere psicologico degli individui e delle comunità. Quando le persone si sentono sicure e protette nei loro diritti, sono più inclini a sviluppare un senso di fiducia nella società e nelle istituzioni, il che a sua volta può influenzare positivamente il loro benessere psicologico.

La mancanza di rispetto dei diritti umani può causare gravi danni psicologici. Le persone che vivono in contesti dove i loro diritti non sono protetti possono sperimentare stress cronico, ansia, paura e una sensazione generale di insicurezza. Questo può portare a una serie di problemi mentali e emotivi, influenzando la qualità della vita e le relazioni sociali.

Di conseguenza, l’Articolo 1 sottolinea l’importanza di creare un ambiente in cui i diritti fondamentali di ogni individuo siano riconosciuti e protetti. Ciò non solo contribuisce a preservare la dignità e il benessere psicologico degli individui, ma contribuisce anche a promuovere una società più equa, inclusiva e rispettosa nei confronti di tutti i suoi membri.

Articolo 2 – Diritto alla vita
1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito dalla legge con tale pena.
2. La morte non si considera inflitta in violazione di questo articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
a. per assicurare la difesa di ogni persona dalla violenza illegale;
b. per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta;
c. per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.

L’Articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta il diritto fondamentale alla vita e le circostanze in cui può essere lecito privare qualcuno della vita stessa. Dal punto di vista psicologico, questo articolo sottolinea l’importanza fondamentale della sicurezza e della protezione della vita umana, nonché dei fattori che possono influenzare la percezione di sicurezza e i traumi associati alla minaccia alla vita stessa.

Il diritto alla vita è cruciale per il benessere mentale delle persone. La minaccia alla vita o la violazione di questo diritto possono avere impatti psicologici significativi. La paura costante per la propria sicurezza o la percezione di essere esposti a situazioni in cui la vita è in pericolo possono generare ansia, stress cronico e traumi psicologici profondi. Questi effetti possono essere amplificati nel caso di situazioni in cui l’uso della forza letale da parte delle autorità è considerato legittimo in circostanze specifiche.

L’Articolo 2 prevede delle eccezioni in cui la privazione della vita non è considerata una violazione di questo diritto, come per legittima difesa, per l’esecuzione di un arresto regolare o per la repressione di sommosse in conformità con la legge. Tuttavia, è fondamentale che tali eccezioni siano interpretate e applicate con estrema cautela per evitare abusi e violazioni dei diritti umani.

Da un punto di vista psicologico, garantire il diritto alla vita e limitare le situazioni in cui tale diritto può essere compromesso è fondamentale per la promozione del benessere mentale e della sicurezza individuale. Assicurare un ambiente sicuro in cui la vita sia protetta contribuisce a ridurre gli effetti psicologici negativi derivanti dalla minaccia costante alla sicurezza personale.

Articolo 3 – Divieto della tortura.
Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

L’Articolo 3 che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti riflette un importante principio etico e umanitario sotteso alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Dal punto di vista psicologico, questo articolo sottolinea l’importanza di proteggere la dignità e l’integrità delle persone. La tortura e i trattamenti inumani non solo violano fisicamente il corpo, ma hanno un impatto devastante sulla psiche umana. Le vittime di tali abusi spesso soffrono di traumi psicologici duraturi, come disturbi da stress post-traumatico, ansia, depressione e disfunzioni relazionali.

La proibizione della tortura e dei trattamenti inumani riconosce il valore intrinseco della dignità umana e sottolinea la necessità di proteggere la salute mentale e fisica di ogni individuo. Inoltre, questa protezione psicologica non riguarda solo le vittime dirette, ma anche la società nel suo complesso, poiché una cultura che permette o tollera la tortura danneggia la fiducia e la coesione sociale.

Psicologicamente parlando, questa disposizione sottolinea l’importanza di un ambiente sicuro e rispettoso per la salute mentale e il benessere di tutti gli individui, riconoscendo che il rispetto per l’integrità fisica e psicologica è fondamentale per la costruzione di società sane e progressiste.

Articolo 4 – Divieto di schiavitù e del lavoro forzato.
1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.
2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.
3. Non è considerato lavoro forzato o obbligatorio” ai sensi di questo articolo:
a. ogni lavoro normalmente richiesto ad una persona detenuta alle condizioni previste dall’articolo 5 della presente Convenzione o durante il periodo di libertà condizionata;
b. ogni servizio di carattere militare o, nel caso di obiettori di coscienza nei paesi dove
l’obiezione di coscienza è riconosciuta legittima, ogni altro servizio sostitutivo di quello militare obbligatorio;
c. ogni servizio richiesto in caso di crisi o di calamità che minacciano la vita o il benessere della comunità;
d. ogni lavoro o servizio che fa parte dei normali doveri civici.

L’Articolo 4, che vieta la schiavitù e il lavoro forzato, riflette un’impegno fondamentale nel riconoscere e proteggere la libertà individuale e l’autonomia. Dal punto di vista psicologico, questo articolo sottolinea l’importanza di preservare l’indipendenza e la dignità delle persone.

La schiavitù e il lavoro forzato non solo privano le persone della loro libertà fisica, ma hanno anche conseguenze psicologiche profonde. Essi minano il senso di agenzia e autodeterminazione dell’individuo, generando sentimenti di impotenza, frustrazione, e riducono la percezione di controllo sulla propria vita. Le vittime di schiavitù e lavoro forzato spesso subiscono traumi psicologici duraturi, che possono includere ansia, depressione, disturbi dell’umore e disturbi legati allo stress.

L’articolo sottolinea anche delle eccezioni specifiche che escludono determinate forme di lavoro dal divieto di lavoro forzato. Tuttavia, è importante notare che la distinzione tra lavoro forzato e servizi richiesti in situazioni specifiche (come servizio militare, servizio di emergenza o doveri civici) deve essere chiaramente definita per evitare abusi e violazioni dei diritti umani.

Dal punto di vista psicologico, questo articolo riafferma la necessità di proteggere non solo la libertà fisica, ma anche quella psicologica e emotiva delle persone, riconoscendo che la libertà individuale è essenziale per il benessere mentale e il pieno sviluppo dell’individuo all’interno di una società libera e rispettosa dei diritti umani.

Articolo 5 – Diritto alla libertà ed alla sicurezza.
1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi prescritti dalla legge:
a. se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un tribunale competente;
b. se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un tribunale o per garantire l’esecuzione di un obbligo prescritto
dalla legge;
c. se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all’autorità giudiziaria competente, quando vi sono ragioni plausibili per sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati per ritenere che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di fuggire dopo averlo commesso;
d. se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa per sorvegliare la sua educazione o della sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi all’autorità competente;
e. se si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo;
f. se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di entrare irregolarmente nel territorio, o di una persona contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione.
2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell’arresto e di ogni accusa elevata a suo carico.
3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle condizioni previste dal paragrafo 1 (c) del presente articolo, deve essere tradotta al più presto dinanzi ad un giudice o ad un altro magistrato autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere
giudicata entro un termine ragionevole o di essere messa in libertà durante la procedura. La scarcerazione può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona all’udienza.
4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinché decida entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima.
5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione ad une delle disposizioni di questo articolo ha diritto ad una riparazione.

L’Articolo 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta il diritto fondamentale alla libertà e alla sicurezza. Da un punto di vista psicologico, questo articolo è di grande rilevanza poiché la libertà individuale e la sicurezza personale sono componenti essenziali per il benessere mentale e emotivo delle persone.

La privazione della libertà può avere effetti significativi sulla salute mentale. Quando una persona viene privata della propria libertà, può sperimentare stress, ansia, paura, e un senso generale di perdita di controllo sulla propria vita. L’incertezza sul proprio destino e la mancanza di autonomia possono generare un’ampia gamma di conseguenze psicologiche negative, come depressione, disturbi dell’umore e stress post-traumatico.

L’articolo specifica le circostanze in cui la privazione della libertà è legale, come l’arresto regolare o la detenzione per presunta violazione della legge. Tuttavia, esso stabilisce anche salvaguardie per garantire che le persone siano informate dei motivi del loro arresto, abbiano accesso a un giudice in tempi ragionevoli e abbiano il diritto di contestare la legittimità della loro detenzione davanti a un tribunale.

Il diritto a essere informati dei motivi dell’arresto, l’accesso a un giudice, la possibilità di presentare ricorso contro la detenzione illegale e il diritto a una riparazione nel caso di violazioni costituiscono fondamentali garanzie procedurali. Questi aspetti non solo tutelano i diritti delle persone, ma possono anche svolgere un ruolo cruciale nel mitigare gli effetti negativi sulla salute mentale durante la privazione della libertà.

Da un punto di vista psicologico, garantire procedure giuste e trasparenti durante l’arresto e la detenzione è essenziale per preservare il benessere mentale delle persone coinvolte e per mantenere un senso di giustizia e fiducia nel sistema legale. Queste garanzie sono fondamentali per creare un ambiente in cui le persone possano sentirsi sicure, rispettate e protette, nonostante la limitazione della loro libertà.

Articolo 6 – Diritto ad un processo equo.
1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile, sia della
fondatezza di ogni accusa penale che le venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità puó pregiudicare gli interessi della giustizia.
2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.
3. In particolare, ogni accusato ha diritto a :
a. essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in un modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico;
b. disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa;
c. difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia;
d. esaminare o far esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;
e. farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata all’udienza.

L’Articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto fondamentale ad un processo equo e offre una serie di garanzie procedurali. Da un punto di vista psicologico, queste garanzie sono estremamente rilevanti per il benessere emotivo degli individui coinvolti in procedimenti legali.

Il diritto ad un processo equo sottolinea l’importanza di garantire un trattamento giusto e imparziale a tutte le persone coinvolte in cause civili o procedimenti penali. Il senso di giustizia e l’equità nei confronti di ogni individuo sono collegati al loro benessere psicologico. La percezione di essere trattati con equità durante un processo legale può influenzare positivamente il livello di stress e ansia di una persona coinvolta.

Le disposizioni dell’articolo 6 riguardano la presunzione di innocenza, il diritto a essere informati in modo chiaro e tempestivo dei motivi dell’accusa, il tempo e le risorse necessarie per preparare una difesa adeguata, il diritto a una difesa legale adeguata (anche se non si hanno mezzi per pagare un avvocato), l’opportunità di esaminare i testimoni a carico e a discarico in condizioni paritarie, e il diritto a un interprete se necessario.

Queste garanzie non solo tutelano i diritti delle persone coinvolte nel processo legale, ma possono anche mitigare lo stress e l’ansia associati alla situazione legale. Quando le persone si sentono supportate e protette nel loro diritto a un processo equo e imparziale, possono affrontare la situazione in modo più sicuro e con una maggiore fiducia, riducendo potenzialmente l’impatto negativo sulla loro salute mentale.

In sintesi, l’Articolo 6 è essenziale dal punto di vista psicologico perché promuove un ambiente giudiziario che riconosce e rispetta la dignità e i diritti delle persone coinvolte, contribuendo così a preservare il loro benessere emotivo durante il processo legale.

Articolo 7 – Nessuna pena senza legge.
1. Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso.
2. Il presente articolo non ostacolerà il giudizio e la condanna di una persona colpevole di una azione o di una omissione che, al momento in cui è stata commessa, era un crimine secondo i principi generale di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.

L’Articolo 7 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta il principio fondamentale della legalità delle pene, sancendo che nessuno può essere condannato per un’azione o omissione che al momento in cui è stata commessa non costituiva reato secondo la legge nazionale o internazionale. Questo articolo è significativo anche dal punto di vista psicologico perché sottolinea l’importanza della certezza del diritto e della prevedibilità delle conseguenze delle azioni.

Da un punto di vista psicologico, la certezza del diritto è fondamentale per la stabilità mentale delle persone. Sapere quali comportamenti sono considerati illeciti e quali conseguenze potrebbero derivare da determinate azioni aiuta le persone a orientarsi all’interno della società e a prendere decisioni consapevoli. La retroattività delle leggi o delle pene può generare ansia, insicurezza e stress, in quanto le persone non hanno la possibilità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni.

L’articolo 7 mira a proteggere le persone dalla retroattività delle leggi penali, garantendo che non vengano condannate o punite per azioni che al momento della loro commissione non erano considerate illegali dalla legge. Questo contribuisce a fornire un senso di sicurezza e stabilità alle persone, riducendo l’incertezza e lo stress associati alla possibilità di essere perseguiti per atti che in passato non erano considerati reati.

Inoltre, l’articolo 7 include un’eccezione importante che permette il giudizio e la condanna di una persona colpevole di un’azione che, al momento in cui è stata commessa, era considerata un crimine secondo i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili. Questa eccezione cerca di bilanciare il principio di legalità delle pene con il riconoscimento di certi principi universali di giustizia.

In sintesi, l’Articolo 7 contribuisce al benessere mentale delle persone fornendo un quadro legale chiaro e prevedibile. Garantisce che le persone siano consapevoli delle conseguenze delle loro azioni secondo le leggi vigenti al momento della loro commissione, riducendo così lo stress e l’ansia derivanti dall’incertezza delle conseguenze legali delle proprie azioni.

Articolo 8 – Diritto al rispetto della vita privata e familiare.
1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico
del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

L’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto fondamentale al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza di ogni individuo. Questo articolo è di rilevanza psicologica poiché sottolinea l’importanza della privacy per il benessere mentale e emotivo degli individui.

La vita privata e familiare, così come il diritto alla riservatezza delle comunicazioni e del domicilio, sono aspetti essenziali per il senso di sicurezza, intimità e stabilità emotiva delle persone. Il rispetto della privacy consente alle persone di sviluppare relazioni significative e di mantenere una sfera personale che favorisce il benessere psicologico.

L’articolo 8 riconosce che l’autorità pubblica non può interferire con questo diritto fondamentale, a meno che ciò sia previsto dalla legge e sia considerato necessario in una società democratica per motivi specifici come la sicurezza nazionale, la pubblica sicurezza, il benessere economico del paese, la difesa dell’ordine, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, nonché la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

La violazione della privacy può avere conseguenze psicologiche significative. L’interferenza indesiderata nella vita privata o familiare, la violazione del domicilio o della corrispondenza può generare ansia, stress, sensazioni di invasione e vulnerabilità. Questo può compromettere il senso di sicurezza e la fiducia nelle istituzioni e nella società in generale.

Pertanto, dal punto di vista psicologico, l’Articolo 8 sottolinea l’importanza di garantire un ambiente in cui la privacy sia rispettata e protetta. Un’adeguata salvaguardia della vita privata e familiare non solo preserva il benessere psicologico degli individui, ma contribuisce anche a promuovere un senso di sicurezza emotiva e relazionale all’interno della società.

Articolo 9 – Libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.
2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell’ordine, della salute o della
morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.

L’Articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Questo articolo è di grande rilevanza psicologica perché sottolinea l’importanza dell’autonomia individuale nella sfera delle credenze, dei valori e della pratica religiosa, influenzando direttamente il benessere mentale degli individui.

La libertà di pensiero e religione costituisce un elemento cruciale per l’autonomia e l’identità personale. La possibilità di esplorare, adottare e praticare le proprie convinzioni religiose o spirituali è parte integrante dello sviluppo individuale e può avere un impatto significativo sul benessere psicologico. La libertà di scegliere e praticare una religione o un credo contribuisce alla costruzione dell’identità personale e può fornire un senso di significato, appartenenza e sostegno emotivo.

Tuttavia, l’articolo stabilisce che questa libertà può essere soggetta a restrizioni legali, ma soltanto se tali restrizioni sono stabilite dalla legge e sono considerate necessarie in una società democratica per la pubblica sicurezza, la protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Le restrizioni alla libertà di manifestare la propria religione devono essere proporzionate e necessarie per scopi specifici. Tali restrizioni possono influenzare il benessere psicologico, poiché possono generare sentimenti di discriminazione, isolamento sociale e conflitto interiore per coloro che si identificano fortemente con una pratica religiosa o una specifica fede.

Di conseguenza, l’Articolo 9, pur garantendo la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, bilancia questa libertà con la necessità di proteggere altri diritti e la sicurezza pubblica. Dal punto di vista psicologico, promuovere un ambiente che rispetti la libertà di credo e religione è cruciale per il benessere emotivo degli individui, poiché contribuisce alla loro identità, senso di appartenenza e benessere psicologico complessivo.

Articolo 10 – Libertà di espressione.
1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo non
impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione.
2. L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per l’integrità
territoriale o per la pubblica sicurezza, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, per la protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.

L’Articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta il diritto fondamentale alla libertà di espressione. Questo articolo è di notevole importanza dal punto di vista psicologico, poiché la libertà di espressione è cruciale per lo sviluppo individuale, il benessere emotivo e il funzionamento delle società democratiche.

La libertà di espressione comprende il diritto di avere opinioni, ricevere e trasmettere informazioni o idee senza interferenze da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di confini. Questo diritto è essenziale per il libero scambio di idee, il dibattito pubblico e la diversità delle opinioni, aspetti che contribuiscono alla crescita individuale e al progresso sociale.

Tuttavia, l’articolo sottolinea che l’esercizio di questa libertà può essere sottoposto a limitazioni e restrizioni previste dalla legge. Queste restrizioni devono essere considerate necessarie in una società democratica e devono essere proporzionate agli obiettivi specifici come la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale, la pubblica sicurezza, la difesa dell’ordine, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, la tutela della reputazione o dei diritti altrui, la prevenzione della divulgazione di informazioni riservate o il mantenimento dell’autorità e dell’imparzialità del potere giudiziario.

Le restrizioni alla libertà di espressione possono avere implicazioni psicologiche rilevanti. La censura o le limitazioni alla libertà di espressione possono generare frustrazione, senso di oppressione e ridurre la partecipazione al dibattito pubblico, compromettendo così la libertà individuale e il senso di appartenenza alla società.

D’altro canto, la protezione della reputazione, dei diritti altrui e delle informazioni riservate è fondamentale per il benessere emotivo e la protezione delle persone. L’articolo 10, quindi, rappresenta un delicato equilibrio tra la libertà individuale di espressione e la protezione di interessi legittimi per il mantenimento dell’ordine e del benessere sociale.

In conclusione, l’Articolo 10 sottolinea l’importanza della libertà di espressione nel contesto del benessere psicologico individuale e sociale, riconoscendo la necessità di bilanciare questa libertà con la tutela di altri interessi e valori fondamentali all’interno di una società democratica.

Articolo 11 – Libertà di riunione e di associazione.
1. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri interessi.
2. L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per la difesa dell’ordine e la prevenzione dei
reati, per la protezione della salute o della morale e per la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non vieta che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di questi diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato.

L’Articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo riguarda la libertà di riunione pacifica e di associazione. Questo articolo è significativo anche dal punto di vista psicologico poiché sottolinea l’importanza dell’organizzazione sociale e della partecipazione civica nel benessere individuale e collettivo.

La libertà di riunione pacifica e di associazione è fondamentale per il coinvolgimento civico e sociale degli individui. Questi diritti permettono alle persone di unirsi, organizzarsi e partecipare attivamente alla società, esercitando il proprio diritto di esprimere opinioni, discutere e difendere i propri interessi. Questo contribuisce al senso di appartenenza, alla partecipazione democratica e al benessere emotivo, poiché le persone si sentono coinvolte e parte attiva nella vita della comunità.

Tuttavia, l’articolo stabilisce che l’esercizio di questi diritti può essere soggetto a restrizioni stabilite dalla legge e considerate necessarie in una società democratica per scopi specifici come la sicurezza nazionale, la pubblica sicurezza, la difesa dell’ordine e la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, così come la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Le restrizioni imposte alla libertà di riunione e di associazione devono essere proporzionate e necessarie per garantire la sicurezza e la stabilità sociale, tutelando al contempo i diritti e le libertà degli individui. L’articolo riconosce anche la possibilità che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di questi diritti da parte delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato, purché siano necessarie e proporzionate agli obiettivi specifici di sicurezza e ordine pubblico.

Dal punto di vista psicologico, l’Articolo 11 sottolinea l’importanza della partecipazione attiva degli individui nella società, riconoscendo che il coinvolgimento civico e la partecipazione sociale sono elementi cruciali per il benessere psicologico. La possibilità di riunirsi pacificamente e di associarsi permette alle persone di sentirsi parte integrante della comunità, promuovendo un senso di appartenenza e di coinvolgimento che contribuisce positivamente al loro benessere emotivo.

Articolo 12 – Diritto al matrimonio.
Uomini e donne, in età matrimoniale, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto.

L’Articolo 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto al matrimonio per uomini e donne in età matrimoniale, riconoscendo la possibilità di sposarsi e fondare una famiglia secondo le leggi nazionali.

Dal punto di vista psicologico, il matrimonio e la possibilità di formare una famiglia sono aspetti significativi per il benessere emotivo degli individui. Il desiderio di costruire una relazione duratura e di fondare una famiglia può rappresentare una parte importante del progetto di vita di molte persone, contribuendo al senso di appartenenza, sostegno emotivo e realizzazione personale.

Il matrimonio offre un contesto di relazione interpersonale e di impegno reciproco che può essere di sostegno psicologico e sociale. La possibilità di creare un legame affettivo e di avere un partner con cui condividere la vita può fornire sostegno emotivo, stabilità e una rete di supporto sociale.

Tuttavia, è importante riconoscere che l’idea di matrimonio e famiglia può variare ampiamente tra le persone e le culture. Alcune persone possono scegliere di non sposarsi o di non fondare una famiglia e ciò non deve essere considerato come una mancanza di benessere mentale. Il diritto al matrimonio sancito dall’Articolo 12 si basa sulla libertà di scelta e autonomia individuale, rispettando il desiderio e le decisioni personali di ciascun individuo.

In definitiva, l’Articolo 12 riconosce il diritto al matrimonio come un elemento che può contribuire al benessere emotivo degli individui, fornendo un contesto di relazione, sostegno e realizzazione personale. Tuttavia, è importante sottolineare che la decisione di sposarsi o formare una famiglia rimane una scelta individuale che può variare in base alle preferenze personali e ai valori di ciascun individuo.

Articolo 13 – Diritto ad un ricorso effettivo.
Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.

L’Articolo 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto ad un ricorso effettivo per ogni individuo i cui diritti e libertà riconosciuti dalla Convenzione siano stati violati, anche nel caso in cui la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.

Da un punto di vista psicologico, l’accesso a un ricorso effettivo è fondamentale per il benessere emotivo e la percezione di giustizia degli individui. Quando i diritti e le libertà di una persona vengono violati, avere la possibilità di ricorrere a un’istanza nazionale per ottenere rimedio e giustizia è cruciale per il ripristino dell’equilibrio emotivo e la fiducia nel sistema legale.

La mancanza di un ricorso effettivo può generare frustrazione, ansia e senso di impotenza nelle persone la cui esperienza di violazione dei diritti non viene adeguatamente affrontata o sanzionata. Il diritto ad un ricorso effettivo fornisce un meccanismo di protezione e garanzia che le violazioni vengano affrontate e che vi sia la possibilità di riparazione o correzione delle ingiustizie subite.

Questo articolo sottolinea l’importanza di un sistema legale che non solo riconosca i diritti fondamentali degli individui, ma che offra anche una via di ricorso accessibile, efficace e imparziale. L’accesso a una giustizia equa e rapida non solo ripara la violazione dei diritti, ma può anche favorire il senso di fiducia nella società e nelle istituzioni, contribuendo al benessere mentale e alla percezione di equità e giustizia nella comunità.

Articolo 14 – Divieto di discriminazione.
Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione.

L’Articolo 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce il divieto di discriminazione nel godimento dei diritti e delle libertà garantiti dalla Convenzione. Questo articolo è di enorme rilevanza psicologica poiché sottolinea l’importanza di un trattamento equo e non discriminatorio per il benessere psicologico e sociale degli individui.

La discriminazione può avere gravi conseguenze psicologiche, generando sentimenti di ingiustizia, esclusione, e minando il senso di valore e dignità personale. Laddove la discriminazione è presente, può causare stress, ansia, depressione e ridurre la fiducia nelle istituzioni e nella società.

L’articolo vieta la discriminazione in base a diversi criteri come il sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o qualsiasi altra condizione. Questo sottolinea l’importanza di garantire uguaglianza di opportunità per tutti, indipendentemente dalle caratteristiche personali o dallo status sociale.

Promuovere un ambiente privo di discriminazione non solo è fondamentale per il benessere individuale, ma contribuisce anche alla costruzione di una società più inclusiva e equa. Il divieto di discriminazione sancito nell’Articolo 14 riconosce la dignità intrinseca di ogni individuo e sottolinea l’importanza di trattare ogni persona con equità e rispetto, contribuendo al miglioramento del clima sociale e all’ottimizzazione del benessere psicologico e sociale degli individui.

Articolo 15 – Deroga in caso di stato di urgenza.
1. In caso di guerra o in caso di altro pericolo pubblico che minacci la vita della nazione, ogni Alta Parte Contraente può prendere misure in deroga agli obblighi previsti dalla presente Convenzione, nella stretta misura in cui la situazione lo richieda e a condizione che tali misure non siano in contraddizione con gli altri obblighi derivanti dal diritto internazionale.
2. La disposizione precedente non autorizza alcuna deroga all’articolo 2, salvo per il caso di decesso causato da legittimi atti di guerra, e agli articoli 3, 4 (paragrafo 1) e 7.
3. Ogni Alta Parte Contraente che eserciti tale diritto di deroga tiene informato nel modo più completo il Segretario Generale del Consiglio d’Europa sulle misure prese e sui motivi che le hanno determinate. Deve ugualmente informare il Segretario Generale del Consiglio d’Europa
della data in cui queste misure cessano d’essere in vigore e in cui le disposizioni della Convenzione riacquistano piena applicazione.

L’Articolo 15 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta la questione delle deroghe ai diritti e agli obblighi stabiliti dalla Convenzione in situazioni eccezionali come periodi di guerra o di pericolo pubblico che minacciano la vita della nazione. Da un punto di vista psicologico, questo articolo solleva diverse considerazioni.

In periodi di emergenza, come la guerra o altri pericoli pubblici gravi, l’equilibrio tra sicurezza nazionale e protezione dei diritti individuali può diventare complesso. Questi eventi straordinari possono generare ansia, paura e incertezza nella popolazione, mettendo a dura prova la coesione sociale e il benessere psicologico delle persone.

L’articolo 15 consente agli Stati membri di derogare temporaneamente da alcuni obblighi stabiliti dalla Convenzione, ma solo nella misura strettamente necessaria e a condizione che tali misure non siano in contraddizione con altri obblighi derivanti dal diritto internazionale. Tuttavia, questo articolo stabilisce anche delle limitazioni riguardo ai diritti che possono essere derogati, ad esempio, l’articolo 2 (diritto alla vita), gli articoli 3 e 4 (divieto di tortura e schiavitù) e l’articolo 7 (libertà di riunione e associazione) non possono essere soggetti a deroghe.

Per quanto possa essere necessario in situazioni di emergenza, l’uso delle deroghe deve essere proporzionato e conforme ai principi di necessità e non discriminazione. È fondamentale mantenere un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e la protezione dei diritti umani per preservare il benessere psicologico e la fiducia nelle istituzioni anche in tempi di crisi.

Inoltre, l’obbligo di informare il Segretario Generale del Consiglio d’Europa sulle misure prese e sulle ragioni che le hanno determinate, insieme alla necessità di notificare la fine delle deroghe e il ripristino completo delle disposizioni della Convenzione, serve a garantire la trasparenza e il controllo internazionale, contribuendo a mantenere un livello di accountability nei confronti dei diritti umani.

In definitiva, l’articolo 15, pur consentendo deroghe in periodi eccezionali, solleva importanti questioni psicologiche relative alla tensione tra sicurezza e diritti umani e sottolinea l’importanza di trovare un equilibrio per preservare il benessere emotivo e la fiducia nella protezione dei diritti fondamentali anche in momenti di crisi.

Articolo 16 – Restrizioni all’attività politica degli stranieri.
Nessuna delle disposizioni degli articoli 10, 11 e 14 può essere considerata come un divieto per le Alte Parti Contraenti di porre restrizioni all’attività politica degli stranieri.

L’Articolo 16 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta la questione delle restrizioni all’attività politica degli stranieri, precisando che le disposizioni degli articoli 10 (libertà di espressione), 11 (libertà di riunione e associazione) e 14 (divieto di discriminazione) non devono essere interpretate come un divieto per gli Stati membri di porre restrizioni all’attività politica degli stranieri.

Da un punto di vista psicologico, le restrizioni all’attività politica degli stranieri possono generare un senso di esclusione, limitando la partecipazione civica e la possibilità di contribuire attivamente al dibattito pubblico e ai processi decisionali della società ospitante. Queste restrizioni possono influenzare negativamente il benessere psicologico degli stranieri, generando sentimenti di isolamento, alienazione e riduzione dell’autostima.

Tuttavia, l’articolo 16 riconosce il diritto sovrano degli Stati membri di porre restrizioni all’attività politica degli stranieri. Questo può derivare da considerazioni legate alla sovranità nazionale, alla sicurezza nazionale o ad altri interessi legittimi dello Stato.

È importante sottolineare che, sebbene questo articolo consenta restrizioni, l’equilibrio tra la protezione degli interessi nazionali e il rispetto dei diritti fondamentali degli individui, inclusi gli stranieri, è cruciale per preservare un clima sociale inclusivo e il benessere mentale della comunità nel suo insieme.

In conclusione, l’Articolo 16 mette in evidenza la possibilità che gli Stati pongano restrizioni all’attività politica degli stranieri, ma allo stesso tempo sottolinea l’importanza di bilanciare tali restrizioni con il rispetto dei diritti umani fondamentali e il benessere psicologico degli individui nella società ospitante.

Articolo 17 – Divieto dell’abuso del diritto.
Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come implicante il diritto per uno Stato, un gruppo o un individuo di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre a questi diritti e a queste libertà limitazioni più ampie di quelle previste in detta Convenzione.

L’Articolo 17 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta il divieto dell’abuso del diritto, specificando che nessuna disposizione della Convenzione può essere interpretata come un diritto per uno Stato, un gruppo o un individuo di esercitare un’attività o compiere un atto che miri a distruggere i diritti o le libertà riconosciuti nella stessa Convenzione, o limitare tali diritti in modo più esteso di quanto consentito dalla stessa Convenzione.

Da un punto di vista psicologico, questo articolo sottolinea l’importanza di garantire che i diritti e le libertà fondamentali non siano abusati o utilizzati per mettere a rischio gli stessi diritti e libertà altrui. L’abuso del diritto potrebbe comportare situazioni in cui un individuo, un gruppo o persino uno Stato cerchino di utilizzare i diritti riconosciuti dalla Convenzione in modo tale da minare o limitare i diritti stessi di altri individui o gruppi.

L’articolo 17 impedisce l’interpretazione della Convenzione in modo tale da consentire l’uso improprio dei diritti per fini che vadano contro lo spirito stesso della Convenzione. Questo è fondamentale per preservare un clima sociale equo e inclusivo, evitando che i diritti individuali siano sfruttati o distorti per danneggiare o limitare i diritti degli altri.

Dal punto di vista psicologico, questo articolo riflette l’importanza della responsabilità e dell’equilibrio nell’esercizio dei diritti e delle libertà. La consapevolezza dell’impatto che l’uso dei propri diritti può avere sugli altri è fondamentale per mantenere una società coesa e rispettosa dei diritti umani di tutti gli individui. Questo contribuisce a promuovere un ambiente di fiducia reciproca e rispetto reciproco che a sua volta sostiene il benessere psicologico e sociale della comunità nel suo insieme.

Articolo 18 – Restrizione dell’uso di restrizioni ai diritti.
Le restrizioni che, in base alla presente Convenzione, sono poste a detti diritti e libertà possono essere applicate solo allo scopo per cui sono state previste.

L’Articolo 18 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo affronta il tema delle restrizioni ai diritti e alle libertà riconosciuti dalla stessa Convenzione. Questo articolo sottolinea che le restrizioni, conformemente alla Convenzione, possono essere applicate solo per lo scopo specifico per cui sono state previste.

Da un punto di vista psicologico, questo articolo rivela l’importanza di avere restrizioni ragionevoli e proporzionate che rispondano a specifici scopi legittimi. Questo concetto è significativo per il benessere emotivo e psicologico delle persone in quanto fornisce un senso di equità e trasparenza nel sistema legale.

L’articolo 18 suggerisce che le restrizioni ai diritti e alle libertà devono essere limitate e mirate, evitando un uso eccessivo o inappropriato. Quando le restrizioni vengono applicate in modo specifico e proporzionato al fine per cui sono state previste, contribuiscono a preservare un equilibrio tra il rispetto dei diritti individuali e la protezione di interessi legittimi come la sicurezza nazionale, la pubblica sicurezza o la salute pubblica.

Psicologicamente parlando, la percezione di restrizioni ragionevoli e giustificate può aiutare le persone a sviluppare un senso di fiducia nelle istituzioni e nel sistema legale. Ciò contribuisce a un clima sociale in cui gli individui si sentono protetti dai potenziali abusi di potere o dall’arbitrarietà nel limitare i propri diritti.

Inoltre, questa disposizione aiuta a mantenere un clima sociale in cui la trasparenza, la coerenza e l’equità sono elementi chiave. Ciò può contribuire al benessere mentale collettivo, poiché le persone si sentono meno minacciate o incerte riguardo alle limitazioni dei loro diritti, sapendo che queste sono giustificate e proporzionate ai fini specifici.

In sintesi, l’Articolo 18 promuove l’idea che le restrizioni ai diritti devono essere applicate con uno scopo specifico e proporzionato, fornendo un senso di equità e protezione che contribuisce al benessere psicologico delle persone all’interno della società.

Articolo 19 – Istituzione della Corte
Per assicurare il rispetto degli impegni derivanti alle Alte Parti Contraenti dalla presente Convenzione e dai suoi protocolli, è istituita una Corte europea dei Diritti dell’Uomo, di seguito denominata “la Corte”. Essa funziona in maniera permanente.

L’Articolo 19 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo istituisce la Corte europea dei Diritti dell’Uomo come un organismo permanente con il compito principale di garantire il rispetto degli impegni derivanti dalla Convenzione e dai suoi protocolli.

Da un punto di vista psicologico, la presenza di un organismo permanente come la Corte europea dei Diritti dell’Uomo può avere diversi impatti sul benessere psicologico degli individui e della società nel suo complesso:

  1. Fiducia nelle istituzioni: La presenza di una Corte dedicata al rispetto dei diritti umani può rafforzare la fiducia delle persone nelle istituzioni giudiziarie. Sapere che esiste un organismo che vigilerà sul rispetto dei propri diritti potrebbe fornire un senso di sicurezza e di protezione, migliorando il benessere psicologico individuale.

  2. Sensazione di giustizia: La possibilità di fare ricorso a un organismo indipendente come la Corte europea dei Diritti dell’Uomo può garantire un processo equo e indipendente in caso di presunte violazioni dei diritti umani. Questo può influenzare positivamente la percezione di giustizia e equità nella società, contribuendo al benessere emotivo e al senso di appartenenza alla comunità.

  3. Rispetto dei diritti: La presenza di un organismo dedicato al rispetto dei diritti umani può sensibilizzare la popolazione e le istituzioni sull’importanza dei diritti fondamentali. Ciò potrebbe promuovere una cultura di rispetto reciproco, inclusione e tolleranza, elementi essenziali per il benessere mentale della società nel suo complesso.

  4. Riduzione dell’impunità: La Corte europea dei Diritti dell’Uomo può svolgere un ruolo significativo nel prevenire l’impunità per presunte violazioni dei diritti umani. Questo può avere un impatto positivo sulla fiducia nella legge e nell’ordine pubblico, fornendo un senso di sicurezza e giustizia che contribuisce al benessere psicologico della comunità.

In sintesi, l’istituzione della Corte europea dei Diritti dell’Uomo può influenzare positivamente il benessere psicologico individuale e sociale attraverso la promozione di fiducia, giustizia, rispetto dei diritti e la riduzione dell’impunità, creando un ambiente in cui gli individui si sentono protetti e rispettati nei loro diritti fondamentali.

Articolo 20 – Numero di giudici
La Corte si compone di un numero di giudici pari a quello delle Alte Parti Contraenti.

L’Articolo 20 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo stabilisce che il numero di giudici della Corte europea dei Diritti dell’Uomo deve essere pari al numero delle Alte Parti Contraenti.

Da un punto di vista psicologico, questa disposizione potrebbe influenzare il modo in cui la Corte è perceputa dal pubblico e dalle nazioni coinvolte:

  1. Rappresentatività e inclusività: Avendo un numero di giudici pari al numero delle Alte Parti Contraenti, la Corte potrebbe essere vista come rappresentativa e inclusiva delle varie nazioni e culture coinvolte. Questa rappresentanza potrebbe contribuire a una maggiore accettazione delle decisioni della Corte e a un senso di equità nelle deliberazioni.

  2. Legittimità delle decisioni: La corrispondenza tra il numero di giudici e quello delle Alte Parti Contraenti potrebbe conferire un senso di legittimità alle decisioni prese dalla Corte. Ciò potrebbe influenzare la percezione dell’efficacia e dell’autorità della Corte, contribuendo a una maggiore fiducia nella sua capacità di tutelare i diritti umani.

  3. Equilibrio di potere: Questa parità potrebbe anche sottolineare l’equilibrio di potere tra la Corte e le nazioni coinvolte, fornendo una base per trattative e interazioni che si basano su un certo livello di parità e rappresentanza.

In definitiva, l’Articolo 20 assicura che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo abbia una struttura che riflette il numero delle Alte Parti Contraenti. Ciò può influenzare la percezione della Corte come un organo giudiziario equo, rappresentativo e legittimo, elementi importanti per promuovere la fiducia nell’applicazione della Convenzione e nel rispetto dei diritti umani.

Articolo 21 – Condizioni per l’esercizio delle funzioni
1. I giudici devono godere della più alta considerazione morale e possedere i requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giudiziarie, o essere dei giurisconsulti di riconosciuta competenza.
2. I giudici siedono alla Corte a titolo individuale.
3. Per tutta la durata del loro mandato, i giudici non possono esercitare alcuna attività incompatibile con le esigenze di indipendenza, di imparzialità o di disponibilità richieste da una attività esercitata a tempo pieno; ogni problema che sorga nell’applicazione di questo paragrafo
è deciso dalla Corte.

L’Articolo 21 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo stabilisce le condizioni per l’esercizio delle funzioni dei giudici della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può avere diversi impatti:

  1. Rispetto e fiducia: L’articolo enfatizza l’importanza di garantire che i giudici godano della più alta considerazione morale e abbiano i requisiti necessari per svolgere le funzioni giudiziarie. Questo può influenzare la percezione pubblica della Corte e dei suoi membri, contribuendo a costruire rispetto e fiducia nel sistema giudiziario internazionale.

  2. Indipendenza e imparzialità: L’articolo stabilisce che i giudici devono svolgere le loro funzioni in modo individuale e devono essere indipendenti e imparziali. Questo criterio è fondamentale per la credibilità e l’efficacia della Corte, poiché si assicura che le decisioni siano prese in modo neutrale e senza influenze esterne.

  3. Esclusività dell’incarico: L’articolo 21 sottolinea che i giudici non possono esercitare attività incompatibili con i requisiti di indipendenza e imparzialità richiesti dal loro ruolo. Questo assicura che i giudici siano dedicati esclusivamente al loro incarico senza conflitti di interesse o altre attività che potrebbero compromettere la loro neutralità.

In definitiva, l’Articolo 21 contribuisce a garantire che i giudici della Corte europea dei Diritti dell’Uomo siano qualificati, indipendenti, e in grado di svolgere le loro funzioni senza influenze esterne o conflitti di interesse. Questi standard possono sostenere la credibilità e l’efficacia della Corte, promuovendo la fiducia nelle istituzioni internazionali e contribuendo al benessere psicologico delle persone che si affidano alla Corte per la tutela dei loro diritti fondamentali.

Articolo 22 – Elezione dei giudici
1. I giudici sono eletti dall’Assemblea parlamentare a titolo di ciascuna Alta Parte Contraente, a maggioranza dei voti espressi, su una lista di tre candidati presentata dall’Alta Parte Contraente.
2. La stessa procedura è seguita per completare la Corte nel caso in cui altre Alti Parti Contraenti aderiscano e per provvedere ai seggi divenuti vacanti.

L’Articolo 22 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo stabilisce la procedura per l’elezione dei giudici della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può avere diversi impatti:

  1. Legittimità e rappresentanza: L’elezione dei giudici da parte dell’Assemblea parlamentare di ciascuna Alta Parte Contraente può contribuire alla percezione di legittimità della Corte e dei suoi membri. Questo processo può essere visto come un modo per garantire una rappresentanza equa e adeguata dei vari Paesi membri all’interno della Corte, il che potrebbe influenzare positivamente la fiducia nel sistema giudiziario internazionale.

  2. Trasparenza e accountability: L’elezione dei giudici tramite votazione pubblica dall’Assemblea parlamentare può promuovere la trasparenza nel processo di selezione. Questa trasparenza potrebbe aumentare la fiducia pubblica nel sistema giudiziario e garantire un certo livello di responsabilità degli Stati membri nel processo di selezione dei giudici.

  3. Diversità e inclusione: Il fatto che ciascuna Alta Parte Contraente presenti una lista di tre candidati può favorire la diversità e l’inclusione all’interno della Corte. Questo processo può permettere una gamma più ampia di competenze, background e punti di vista rappresentati tra i giudici, il che potrebbe essere percepito positivamente dal pubblico come un modo per garantire una maggiore considerazione delle diverse prospettive nei processi decisionali.

  4. Stabilità e continuità: La stessa procedura prevista per completare la Corte in caso di adesione di nuove Alte Parti Contraenti o per colmare i seggi vacanti contribuisce a garantire la stabilità e la continuità della Corte nel tempo, fornendo un meccanismo chiaro per mantenere il suo funzionamento anche in situazioni di cambiamento o di turnover dei giudici.

In sintesi, l’Articolo 22 contribuisce a stabilire un processo di elezione trasparente e rappresentativo per i giudici della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, promuovendo la diversità, la legittimità e la continuità nel sistema giudiziario internazionale, elementi che possono influenzare positivamente la fiducia e il sostegno del pubblico nei confronti della Corte.

Articolo 23 – Durata del mandato
1.I giudici sono eletti per un periodo di sei anni. Essi sono rieleggibili. Tuttavia, per quanto concerne i giudici designati alla prima elezione, i mandati di una metà di essi scadranno al termine di tre anni.
2. I giudici il cui mandato scade al termine dei periodo iniziale di tre anni sono estratti a sorte dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa, immediatamente dopo la loro elezione.
3. Al fine di assicurare, nella misura del possibile, il rinnovo dei mandati di una metà dei giudici
ogni tre anni, l’Assemblea parlamentare puó, prima di procedere ad ogni ulteriore elezione, decidere che uno o più mandati dei giudici da eleggere abbiano una durata diversa da quella di sei anni, senza tuttavia che questa durata possa eccedere nove anni o essere inferiore a tre
anni.
4.Nel caso in cui si debbano conferire più mandati e l’Assemblea parlamentare applichi il paragrafo precedente, la ripartizione dei mandati avviene mediante estrazione a sorte effettuata
dal Segretario generale del Consiglio d’Europa immediatamente dopo l’elezione.
5.Il giudice eletto in sostituzione di un giudice che non abbia completato il periodo delle sue funzioni, rimane in carica fino alla scadenza del periodo di mandato del suo predecessore.
6.Il mandato dei giudici termina quando essi raggiungono l’età di 70 anni.
7.I giudici restano in funzione fino a che i loro posti non siano ricoperti. Tuttavia essi continuano a trattare le cause di cui sono già stati investiti.

L’Articolo 23 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo regola la durata del mandato dei giudici della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può avere diversi impatti:

  1. Stabilità e Continuità: La durata del mandato di sei anni, con la possibilità di rielezione, può fornire stabilità nella Corte e garantire una certa continuità nelle decisioni giudiziarie. Questo potrebbe contribuire alla coerenza delle interpretazioni legali nel tempo e fornire una base affidabile per il pubblico e gli stati membri.

  2. Rinnovo graduale e Diversità: La disposizione che prevede che metà dei giudici, eletti alla prima elezione, abbiano un mandato di tre anni può favorire un rinnovo graduale all’interno della Corte. Questo processo potrebbe portare a una maggiore diversità di prospettive e esperienze, aggiungendo nuove competenze e visioni che si aggiungono alle decisioni della Corte.

  3. Trasparenza nella selezione: Il meccanismo di estrazione a sorte dei giudici il cui mandato scade dopo tre anni dalla prima elezione, svolto dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa, può essere percepito come un metodo trasparente e neutrale per garantire una rotazione parziale tra i giudici.

  4. Limiti di età e successione: L’Articolo stabilisce un limite di età di 70 anni per i giudici, garantendo una transizione e una successione nella Corte. Questo assicura un rinnovo costante del corpo giudiziario, permettendo l’ingresso di nuovi giudici nel tempo.

  5. Continuità nelle cause in corso: La disposizione che i giudici rimangano in carica fino a quando i loro posti non siano ricoperti garantisce la continuità nelle cause già in corso. Questo può essere importante per mantenere la stabilità nei processi in corso e garantire che le decisioni non siano interrotte o ritardate a causa della transizione tra i giudici.

Complessivamente, l’Articolo 23 cerca di bilanciare la stabilità e la continuità con il rinnovo graduale e la diversità all’interno della Corte, assicurando una transizione fluida tra i giudici e permettendo la rotazione e l’ingresso di nuove competenze e prospettive nel tempo.

Articolo 24 – Revoca
Un giudice può essere sollevato dalle sue funzioni solo se gli altri giudici decidono, a maggioranza dei due terzi, che ha cessato di rispondere ai requisiti richiesti.

L’Articolo 24 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo stabilisce le condizioni sotto cui un giudice della Corte europea dei Diritti dell’Uomo può essere rimosso dalle sue funzioni. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può riflettere diversi aspetti:

  1. Standards di Qualità e Integrità: La disposizione che richiede una decisione della maggioranza dei due terzi degli altri giudici per la revoca di un membro evidenzia l’importanza della qualità, dell’etica e dell’integrità del ruolo del giudice nella Corte. Questo standard elevato potrebbe essere percepito come un meccanismo che protegge l’indipendenza e l’obiettività dei giudici, contribuendo alla fiducia nel sistema giudiziario internazionale.

  2. Garanzia di Procedura Giusta: L’Articolo assicura che la revoca di un giudice avvenga attraverso una procedura controllata e basata sulla decisione della maggioranza dei suoi pari. Questo potrebbe fornire una certa protezione ai giudici contro possibili pressioni esterne o interferenze politiche, preservando la loro autonomia e neutralità nelle decisioni.

  3. Conservazione della Credibilità: La richiesta di una maggioranza qualificata per la revoca di un giudice potrebbe essere interpretata come un modo per preservare l’integrità della Corte e garantire che solo in casi eccezionali, in cui vi sia consenso sulla mancanza dei requisiti richiesti, un giudice venga rimosso. Questo può sostenere la credibilità e la legittimità delle decisioni della Corte.

  4. Equilibrio tra Responsabilità e Indipendenza: Questo articolo bilancia l’indipendenza dei giudici con la responsabilità verso i requisiti richiesti per la carica. Ciò può essere considerato un meccanismo che promuove l’autonomia dei giudici mentre impone loro di rispondere a determinati standard etici e professionali.

In definitiva, l’Articolo 24 garantisce un processo di revoca basato su standard elevati e su una decisione ponderata dei propri pari giudici, sostenendo l’indipendenza e l’integrità del sistema giudiziario internazionale. Questo può contribuire a mantenere la fiducia nel funzionamento equo e imparziale della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Articolo 25 – Ufficio di cancelleria e referendari
La Corte dispone di un ufficio di cancelleria i cui compiti e la cui organizzazione sono stabiliti dal regolamento della Corte, Essa è assistita da referendari.

L’Articolo 25 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo riguarda l’organizzazione interna della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, definendo l’ufficio di cancelleria e il ruolo dei referendari. Da un punto di vista psicologico:

  1. Efficienza e Supporto Operativo: L’ufficio di cancelleria e i referendari svolgono un ruolo fondamentale nel supportare il funzionamento operativo della Corte. La definizione di compiti e organizzazione all’interno del regolamento stabilisce un’appropriata struttura di supporto che può favorire l’efficienza nel trattamento delle cause e nell’elaborazione delle decisioni.

  2. Specializzazione e Assistenza Tecnica: I referendari, in particolare, potrebbero svolgere un ruolo cruciale fornendo assistenza tecnica e supporto specialistico ai giudici. Questo potrebbe contribuire a un processo decisionale più informato e dettagliato, consentendo ai giudici di concentrarsi sulle questioni sostanziali delle cause.

  3. Consistenza e Continuità: Un ufficio di cancelleria strutturato in modo appropriato e l’assistenza dei referendari possono contribuire a mantenere una certa consistenza e continuità nel lavoro della Corte. Questo può essere essenziale per garantire che le procedure siano seguite in modo uniforme e che le decisioni siano prese in modo coerente nel tempo.

  4. Risorse e Caratteristiche del Lavoro: L’organizzazione interna dell’ufficio di cancelleria e il ruolo dei referendari possono influenzare l’ambiente lavorativo all’interno della Corte. Un’adeguata struttura può garantire un’allocazione efficiente delle risorse e delle competenze, migliorando così la qualità complessiva delle decisioni giudiziarie.

In sintesi, l’Articolo 25 assicura che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo disponga di un supporto operativo adeguato attraverso l’ufficio di cancelleria e l’assistenza dei referendari. Questi elementi contribuiscono alla gestione delle attività della Corte, assicurando una struttura organizzativa solida e fornendo supporto tecnico specializzato ai giudici per il trattamento delle cause.

Articolo 26 – Assemblea plenaria della Corte
La Corte riunita in Assemblea plenaria
a. elegge per un periodo di tre anni il suo presidente ed uno o due vice-presidenti; essi sono rieleggibili;
b. costituisce Camere per un periodo determinato;
c. elegge i presidenti delle Camere della Corte che sono rieleggibili;
d. adotta il regolamento della Corte; e
e. elegge il cancelliere ed uno o più vice-cancellieri.

L’Articolo 26 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo descrive le responsabilità e le decisioni prese dall’Assemblea plenaria della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Da un punto di vista psicologico:

  1. Processo Decisionale e Struttura Organizzativa: L’elezione del presidente, dei vice-presidenti, dei presidenti delle Camere e dei cancellieri, insieme alla costituzione delle Camere per periodi specifici, riflette il processo decisionale e l’organizzazione interna della Corte. Questo assicura che la Corte sia guidata da figure di leadership riconosciute e che le Camere siano strutturate in modo appropriato per gestire le questioni legali.

  2. Stabilità e Continuità: La possibilità di rielezione dei presidenti, dei vice-presidenti e dei presidenti delle Camere per un altro mandato di tre anni può contribuire a garantire una certa stabilità e continuità nella leadership della Corte. Questo può favorire una gestione coerente e continuativa delle attività della Corte nel tempo.

  3. Ruolo nel Regolamento e nella Gestione: L’adozione del regolamento della Corte da parte dell’Assemblea plenaria riflette il suo ruolo nella definizione delle norme e delle procedure interne. Questo regolamento può avere un impatto significativo sulla struttura organizzativa, sull’efficienza e sulla trasparenza del funzionamento della Corte.

  4. Responsabilità nella Scelta del Personale Chiave: L’elezione del cancelliere e dei vice-cancellieri da parte dell’Assemblea plenaria sottolinea la responsabilità nella scelta del personale chiave. Queste figure svolgono ruoli cruciali nell’organizzazione e nel supporto operativo della Corte, pertanto, la loro elezione può influenzare la qualità e l’efficienza del lavoro svolto.

In sostanza, l’Articolo 26 evidenzia il ruolo cruciale dell’Assemblea plenaria nella nomina delle figure chiave di leadership, nella costituzione delle Camere e nell’adozione delle regole interne della Corte. Queste decisioni sono fondamentali per garantire una gestione efficace, stabile e coerente delle attività della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Articolo 27 – Comitati, Camere e Grande Camera
1.Per la trattazione di ogni caso che le viene sottoposto, la Corte si costituisce in un comitato di tre giudici, in una Camera composta da sette giudici ed in una Grande Camera di diciassette giudici. Le Camere della Corte istituiscono i comitati per un periodo determinato.
2.Il giudice eletto a titolo di uno Stato parte alla controversia è membro di diritto della Camera e della Grande Camera; in caso di assenza di questo giudice, o se egli non è in grado di svolgere la sua funzione, lo Stato parte nomina una persona che siede in qualità di giudice.
3.Fanno altresì parte della Grande Camera il presidente dalla Corte, i vice-presidenti, i presidenti delle Camere e altri giudici designati in conformità con il regolamento della Corte, Se la controversia è deferita alla Grande Camera ai sensi dell’articolo 43, nessun giudice della
Camera che ha pronunciato la sentenza può essere presente nella grande Camera, ad eccezione del presidente della Camera e del giudice che siede a titolo dello Stato parte interessato.

L’Articolo 27 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo specifica la costituzione dei comitati, delle Camere e della Grande Camera all’interno della Corte. Da un punto di vista psicologico:

  1. Struttura Decisionale a Varie Dimensioni: La Corte è strutturata in diverse dimensioni decisionali, consentendo una trattazione graduale dei casi. I comitati, composti da tre giudici, le Camere con sette giudici e la Grande Camera con diciassette giudici riflettono una progressione nella complessità e nell’importanza dei casi trattati.

  2. Ruolo dei Giudici Membri: L’Articolo sottolinea la presenza di giudici specifici nelle diverse istanze, come il giudice eletto a titolo di uno Stato parte nella controversia, che diventa membro di diritto della Camera e della Grande Camera. La partecipazione di questi giudici mira a garantire una rappresentanza adeguata e una comprensione delle prospettive degli Stati coinvolti.

  3. Evitare Possibili Bias: La disposizione che vieta ai giudici della Camera originaria di partecipare alle deliberazioni della Grande Camera, tranne che per casi specifici come il presidente della Camera o il giudice dello Stato parte, può essere vista come una precauzione per evitare possibili influenze o pregiudizi durante le ulteriori fasi del processo.

  4. Scelta Selettiva per Massima Importanza: Il ricorso alla Grande Camera avviene solo per i casi di massima importanza, come specificato nell’Articolo 43. Questo suggerisce una selezione attentamente ponderata dei casi che richiedono un’attenzione e una valutazione più ampia e profonda.

  5. Presidenza e Funzioni Aggiuntive: La presenza del presidente della Corte, dei vice-presidenti e dei presidenti delle Camere nella Grande Camera enfatizza un coinvolgimento di figure di alto livello in fasi cruciali del processo decisionale.

In sostanza, l’Articolo 27 riflette la struttura gerarchica della Corte e le procedure per il trattamento dei casi in base alla loro complessità e importanza. Questa organizzazione graduale mira a garantire un processo decisionale equo e ponderato, coinvolgendo giudici rappresentativi e preparati in diverse fasi del processo.

Articolo 28 – Dichiarazioni di irricevibilità da parte dei comitati
Un comitato può, con voto unanime, dichiarare irricevibile o cancellare dal ruolo un ricorso individuale presentato ai sensi dell’articolo 34 quando tale decisione può essere adottata senza un esame complementare. La decisione è definitiva.

L’Articolo 28 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo tratta delle decisioni dei comitati riguardanti la ricevibilità dei ricorsi individuali. Da un punto di vista psicologico:

  1. Efficienza e Selettività: La possibilità per un comitato di dichiarare irricevibile un ricorso con voto unanime, senza ulteriori esami, suggerisce un approccio mirato a gestire i casi in modo efficiente. Ciò consente al comitato di selezionare i ricorsi che chiaramente non soddisfano i criteri di ammissibilità, permettendo di concentrare le risorse e l’attenzione sui casi più rilevanti.

  2. Chiusura del Processo: La decisione del comitato è definitiva, indicando che una volta presa tale decisione, il ricorso non sarà ulteriormente esaminato. Questo potrebbe generare sentimenti di conclusione nel richiedente, che potrebbe non avere ulteriori vie legali da perseguire all’interno della Corte in relazione a quel determinato caso.

  3. Valutazione Oggettiva dei Criteri di Ammissibilità: La necessità di un voto unanime da parte del comitato suggerisce una valutazione obiettiva dei criteri di ricevibilità definiti dalla Convenzione. Questo processo potrebbe aiutare a garantire una valutazione accurata e imparziale dei ricorsi, evitando decisioni arbitrarie o influenzate.

  4. Impatto sulla Persona che presenta il Ricorso: Per la persona che ha presentato il ricorso, una decisione di irricevibilità potrebbe generare una sensazione di chiusura e frustrazione, soprattutto se il loro caso non sarà esaminato più approfonditamente. Questo potrebbe influenzare le loro percezioni sulla giustizia e sul sistema legale.

In sintesi, l’Articolo 28 si concentra sull’efficienza nell’elaborazione dei ricorsi e sulla capacità del comitato di fare valutazioni rapide e definitive della ricevibilità. Tuttavia, la decisione di irricevibilità potrebbe impattare emotivamente il richiedente, specialmente se percepisce che il suo caso non è stato esaminato in dettaglio.

Articolo 29 – Decisioni delle Camere sulla ricevibilità ed il merito.
1.Se nessuna decisione è stata adottata ai sensi dell’articolo 28, una delle Camere si pronuncia sulla irricevibilità e sul merito dei ricorsi individuali presentati ai sensi dell’articolo 34.
2.Una delle Camere si pronuncia sulla ricevibilità e sul merito dei ricorsi governativi presentati in virtù dell’articolo 33.
3.Salvo diversa decisione della Corte in casi eccezionali, la decisione sulla ricevibilità é adottata separatamente.

L’Articolo 29 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo si occupa delle decisioni delle Camere riguardanti la ricevibilità e il merito dei ricorsi individuali e governativi. Da un punto di vista psicologico:

  1. Separazione delle Decisioni: L’articolo sottolinea la distinzione tra la decisione sulla ricevibilità e quella sul merito. Questo approccio può permettere una valutazione chiara e separata di entrambi gli aspetti del ricorso, garantendo che ciascuno sia esaminato con attenzione e precisione. Questa separazione può ridurre la confusione e consentire un’analisi più dettagliata dei fatti.

  2. Assicurare una Valutazione Equa: La separazione delle decisioni sulla ricevibilità e sul merito potrebbe favorire una valutazione più obiettiva e accurata dei casi. Questo può contribuire a evitare che le questioni di ammissibilità influenzino la valutazione del merito del ricorso, consentendo una considerazione più equa e imparziale delle questioni sostanziali.

  3. Preservazione dell’Eccezionalità: L’Articolo prevede che la decisione sulla ricevibilità debba essere adottata separatamente, a meno che la Corte decida diversamente in casi eccezionali. Questa disposizione può garantire che la valutazione della ricevibilità venga fatta in maniera approfondita, rafforzando il concetto che l’eccezionalità debba essere dimostrata prima di derogare dalla prassi comune.

  4. Chiarezza nel Processo Decisionale: Questa disposizione potrebbe contribuire a fornire chiarezza sia ai richiedenti che agli Stati coinvolti, delineando il processo decisionale e assicurando una struttura chiara e ben definita per la valutazione dei ricorsi.

In sintesi, l’Articolo 29 enfatizza l’importanza di separare le decisioni sulla ricevibilità e sul merito dei ricorsi. Questo approccio mira a garantire una valutazione approfondita e equa dei casi, preservando l’eccezionalità nel processo decisionale e mantenendo una chiara distinzione tra le diverse fasi della valutazione dei ricorsi.

Articolo 30 – Dichiarazione d’incompetenza a favore della Grande Camera.
Se la questione oggetto del ricorso all’esame di una Camera solleva gravi problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli, o se la sua soluzione rischia di condurre ad una contraddizione con una sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte, la Camera, fino
a quando non abbia pronunciato la sua sentenza, puó spogliarsi della propria competenza a favore della Grande Camera a meno che una delle parti non vi si opponga.

L’Articolo 30 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo si concentra sulla possibilità di spogliarsi della competenza a favore della Grande Camera. Da un punto di vista psicologico:

  1. Riconoscimento dei Problemi Complessi: Questo articolo riconosce che alcuni casi possono sollevare gravi questioni di interpretazione o possono avere implicazioni significative rispetto a sentenze precedenti della Corte. Questo riconoscimento può essere paragonato al riconoscimento di situazioni psicologiche complesse che richiedono una valutazione dettagliata.

  2. Flessibilità e Approccio Collaborativo: La possibilità di cedere la competenza alla Grande Camera è simile a un approccio collaborativo in psicologia. Essa indica la flessibilità nel processo decisionale, dove, se una Camera si rende conto che la questione sollevata richiede un’analisi più approfondita o potrebbe essere in contrasto con decisioni precedenti, può trasferire il caso ad un’autorità superiore per una valutazione più ampia e ponderata.

  3. Preservazione della Coerenza Decisionale: L’articolo mira a evitare contraddizioni all’interno delle decisioni della Corte. In psicologia, la coerenza è fondamentale nel processo decisionale e nella formulazione di linee guida. La ricerca di coerenza può essere vista come un modo per mantenere l’attendibilità e la credibilità delle decisioni prese.

  4. Ascolto delle Parti Coinvolte: L’articolo consente ad una delle parti coinvolte di opporsi al trasferimento del caso alla Grande Camera. Questo riconosce l’importanza della voce e della partecipazione delle parti interessate nelle decisioni che riguardano direttamente loro.

In conclusione, l’Articolo 30 riflette un approccio flessibile, orientato alla collaborazione e alla preservazione della coerenza decisionale, riconoscendo la complessità delle questioni sollevate e offrendo un’opportunità per un’analisi più ampia e ponderata quando le circostanze lo richiedono.

Articolo 31 – Competenze della Grande Camera
La Grande Camera
a. si pronuncia sui ricorsi presentati ai sensi dell’articolo 33 o dell’articolo 34 quando il caso le sia stato deferito dalla Camera ai sensi dell’articolo 30 o quando il caso le sia stato deferito ai
sensi dell’articolo 43; e b. esamina le richieste di pareri consultivi presentate ai sensi dell’articolo 47.

L’Articolo 31 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo delineando le competenze della Grande Camera, può essere interpretato da una prospettiva psicologica considerando:

  1. Ruolo di Autorità Superiore: La Grande Camera agisce come un’autorità superiore, con il potere di esaminare ricorsi specifici che le sono stati deferiti da altre Camere o secondo richieste specifiche. Da una prospettiva psicologica, questo potrebbe essere analogo al ruolo di supervisione o leadership in un contesto psicologico, dove un’autorità superiore prende in considerazione casi complessi o dibattiti che richiedono un approfondimento o una visione più ampia.

  2. Rispetto delle Diverse Prospettive: La Grande Camera è incaricata di esaminare ricorsi specifici derivanti da varie fonti. Questo può riflettere l’importanza della considerazione e del rispetto delle diverse prospettive all’interno di un contesto psicologico, dove l’analisi di una questione può richiedere una valutazione globale delle molteplici variabili e delle posizioni coinvolte.

  3. Analisi Approfondita: Il compito della Grande Camera di esaminare ricorsi specifici richiede un’analisi approfondita dei casi, che potrebbe essere paragonabile all’approfondimento nell’analisi psicologica dei problemi complessi, richiedendo una valutazione dettagliata e una comprensione approfondita delle questioni coinvolte.

  4. Fornire Pareri Consultivi: La Grande Camera è responsabile anche di esaminare e fornire pareri consultivi in base alle richieste. Questo potrebbe essere simile alla consulenza psicologica in cui esperti offrono pareri e indicazioni su questioni specifiche, contribuendo alla comprensione o alla risoluzione di questioni complesse.

In sintesi, l’Articolo 31 evidenzia il ruolo di autorità superiore della Grande Camera nel valutare ricorsi specifici e fornire pareri consultivi, richiedendo un’analisi approfondita e il rispetto delle diverse prospettive, analogo al ruolo di supervisione e consulenza psicologica in situazioni complesse e dibattiti multidimensionali.

Articolo 32 – Competenza della Corte
1.La competenza della Corte si estende a tutte le questioni concernenti l’interpretazione e l’applicazione della Convenzione e dei suoi protocolli che siano sottoposte ad essa nelle condizioni previste dagli articoli 33, 34 e 47.
2.In caso di contestazione sulla questione della propria competenza, é la Corte che decide.

L’Articolo 32 sottolinea la portata e la competenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo in relazione all’interpretazione e all’applicazione della Convenzione e dei suoi protocolli. Da una prospettiva psicologica, questo articolo può essere interpretato in vari modi:

  1. Autorità e Decisione Autonoma: La Corte è investita del potere e dell’autorità di interpretare la Convenzione e i suoi protocolli. Questo potrebbe richiamare il concetto di autonomia decisionale nell’ambito psicologico, in cui un individuo o un’istituzione ha l’autorità di prendere decisioni e interpretare norme o situazioni basate sulla propria esperienza e competenza.

  2. Rispetto dell’Esperienza e della Competenza: La Corte, quando si tratta di contestazioni sulla sua competenza, ha il potere di decidere. Questo può riflettere l’importanza del rispetto dell’esperienza e della competenza nel contesto psicologico, dove la decisione su questioni relative alla propria competenza spetta all’esperienza e alla conoscenza dell’individuo o dell’istituzione.

  3. Ruolo Centrale nell’Interpretazione: La Corte è l’organo finale per interpretare la Convenzione e i suoi protocolli. Questo ruolo centrale potrebbe essere paragonato al processo di interpretazione in psicologia, dove un esperto o un’autorità ha il compito di interpretare e analizzare situazioni complesse o norme basate sulla loro competenza e conoscenza.

In sintesi, l’Articolo 32 sottolinea il ruolo autoritativo della Corte nella interpretazione e nell’applicazione della Convenzione, evidenziando il suo potere decisionale in merito alla propria competenza. Questo può essere visto come analogo all’importanza dell’autonomia decisionale, del rispetto dell’esperienza e della competenza nell’ambito psicologico.

Articolo 33 – Ricorsi interstatali.
Ogni Alta Parte Contraente può deferire alla Corte ogni inosservanza delle disposizioni della Convenzione e dei suoi protocolli che essa ritenga possa essere imputata ad un’altra Alta Parte Contraente.

L’Articolo 33 riguarda la possibilità per un’Alta Parte Contraente di presentare alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo ricorsi interstatali, ovvero segnalare presunte violazioni delle disposizioni della Convenzione attribuite a un’altra Parte Contraente. Da una prospettiva psicologica, questo articolo potrebbe essere interpretato in diversi modi:

  1. Soluzione delle Controversie: La possibilità di deferire una presunta violazione alla Corte può essere vista come un modo strutturato per risolvere le controversie tra le Parti Contraenti. Questo richiama il concetto psicologico di gestione costruttiva dei conflitti, in cui le parti coinvolte cercano una soluzione attraverso mezzi istituzionali anziché azioni unilaterali.

  2. Responsabilità e Comunicazione: L’atto di deferire una violazione da parte di un’altra Parte Contraente implica una richiesta di responsabilità e trasparenza nelle relazioni internazionali. In psicologia, questo potrebbe essere paragonato all’importanza della comunicazione aperta e responsabile nelle relazioni interpersonali per risolvere i conflitti e mantenere rapporti sani.

  3. Rispetto delle Norme Convenzionali: L’articolo sottolinea l’adesione alle norme e ai principi della Convenzione, richiamando l’attenzione sul rispetto reciproco tra le Parti Contraenti. Questo può essere paragonato al rispetto delle regole sociali e delle norme condivise nell’ambito psicologico per mantenere relazioni armoniose e funzionali.

In definitiva, l’Articolo 33 offre un quadro istituzionale per affrontare le presunte violazioni della Convenzione da parte di altre Parti Contraenti, promuovendo la responsabilità, la comunicazione e il rispetto delle norme comuni, concetti fondamentali anche nelle dinamiche relazionali e sociali psicologiche.

Articolo 34 – Ricorsi individuali.
La Corte può essere investita di un ricorso fatto pervenire da ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppo di privati che pretenda d’essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o
nei suoi protocolli. Le Alte Parti Contraenti si impegnano a non ostacolare con alcuna misura l’effettivo esercizio efficace di tale diritto.

L’Articolo 34 consente alle persone fisiche, alle organizzazioni non governative e ai gruppi di privati di presentare ricorsi individuali alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo qualora ritengano di essere vittime di una violazione dei diritti sanciti dalla Convenzione o dai suoi protocolli da parte di una delle Parti Contraenti. Da una prospettiva psicologica, questo articolo potrebbe essere interpretato in vari modi:

  1. Accesso alla Giustizia e Senso di Giustizia: Questo articolo promuove l’accesso delle persone alla giustizia internazionale, dando loro la possibilità di far valere i propri diritti se si sentono vittime di violazioni. In psicologia, il senso di giustizia è cruciale per il benessere mentale e l’equilibrio sociale, e la possibilità di ricorrere a un sistema giudiziario può sostenere questo senso di equità.

  2. Empowerment e Autodeterminazione: Il diritto di presentare ricorsi individuali riflette l’idea di empowerment, consentendo alle persone di prendere in mano la propria situazione quando ritengono di essere state danneggiate. Questo concetto è collegato all’autodeterminazione e al senso di controllo nelle proprie vite, entrambi elementi importanti per il benessere psicologico.

  3. Rispetto dei Diritti Individuali: L’articolo evidenzia il rispetto dei diritti individuali e l’importanza di proteggere le persone dalle violazioni dei loro diritti. Dal punto di vista psicologico, il rispetto dei diritti personali è cruciale per il benessere emotivo e per l’instaurarsi di relazioni sane all’interno della società.

In sintesi, l’Articolo 34 promuove l’accesso alla giustizia, l’autodeterminazione e il rispetto dei diritti individuali, aspetti che sono cruciali per la salute mentale e per la costruzione di una società più giusta ed equa.

Articolo 35 – Condizioni di ricevibilità.
1.La Corte non può essere adita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne, qual’è inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva.
2.La Corte non accoglie nessun ricorso avanzato sulla base dell’articolo 34, se:
a. è anonimo; oppure
b. è essenzialmente identico ad uno precedentemente esaminato dalla Corte o già sottoposto ad un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di regolamentazione e non contiene fatti nuovi.
3.La Corte dichiara irricevibile ogni ricorso avanzato in base all’articolo 34 quand’essa giudichi tale ricorso incompatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli,
manifestamente infondato o abusivo.
4.La Corte respinge ogni ricorso che consideri irricevibile in applicazione dei presente articolo.
Essa può procedere in tal modo in ogni fase della procedura.

L’Articolo 35 stabilisce le condizioni di ricevibilità dei ricorsi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Dal punto di vista psicologico, questo articolo può essere interpretato in vari modi:

  1. Ricerca di Risoluzione Interna: L’esigenza di esaurire i ricorsi interni prima di rivolgersi alla Corte riflette l’importanza della risoluzione dei conflitti a livello nazionale. Questo può essere visto come un modo per promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti e dare agli Stati la possibilità di affrontare le questioni interne prima che siano portate a livello internazionale. Dal punto di vista psicologico, cercare soluzioni interne prima di rivolgersi a un’istanza esterna può essere legato alla ricerca di risoluzione dei problemi su più livelli.

  2. Limiti e Accettabilità dei Ricorsi: Le condizioni di ricevibilità dei ricorsi, come la loro temporalità o la presenza di informazioni nuove, mirano a garantire che la Corte non sia sovraccaricata di casi simili o di reclami infondati. Questa regolamentazione potrebbe essere vista come un modo per gestire efficacemente le risorse e concentrarsi su casi di reale importanza. Dal punto di vista psicologico, ciò potrebbe implicare un senso di fiducia nel sistema giudiziario, sapendo che i casi trattati sono attentamente selezionati per garantire una risposta appropriata.

  3. Promozione della Credibilità e della Serietà: Il rifiuto dei ricorsi anonimi o manifestamente infondati mira a mantenere l’integrità del sistema giudiziario e a evitare abusi o manipolazioni del processo. Questo potrebbe influenzare la percezione dell’equità del sistema, promuovendo la credibilità e la serietà delle decisioni prese.

  4. Garanzie di Giustizia Efficace: L’Articolo 35 assicura che la Corte prenda decisioni tempestive e ragionate, garantendo così una giustizia efficace e in linea con gli obiettivi della Convenzione. Questo può promuovere la fiducia nei confronti delle istituzioni e la convinzione che i casi vengano trattati con la dovuta attenzione e prontezza.

In sintesi, l’Articolo 35, attraverso le sue condizioni di ricevibilità, promuove la risoluzione dei conflitti a livello nazionale, limita l’afflusso di casi senza fondamento e assicura un processo giudiziario credibile e tempestivo, elementi che possono influenzare la fiducia nei confronti della Corte e del sistema giuridico nel suo complesso.

Articolo 36 – Intervento di terzi
1. Per qualsiasi questione all’esame di una Camera e o della Grande Camera, un’Alta Parte
Contraente il cui cittadino sia ricorrente ha diritto di presentare osservazioni per iscritto e di partecipare alle udienze.
2.Nell’interesse di una corretta amministrazione della giustizia, il presidente della Corte può invitare ogni Alta Parte Contraente che non è parte in causa o ogni persona interessata diversa dal ricorrente a presentare osservazioni per scritto o a partecipare alle udienze.

L’Articolo 36 della Convenzione sui Diritti Umani stabilisce la possibilità per terzi di intervenire nei procedimenti legali davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Dal punto di vista psicologico, questo articolo potrebbe essere interpretato in vari modi:

  1. Partecipazione e Coinvolgimento: L’opportunità per un’Alta Parte Contraente o altre persone interessate di partecipare ai procedimenti legali può essere vista come un’opportunità di coinvolgimento e di partecipazione attiva nell’amministrazione della giustizia. Questo può promuovere un senso di inclusione e di partecipazione al processo decisionale, migliorando la percezione di equità e trasparenza delle procedure legali.

  2. Accesso alla Giustizia: Consentire a terzi di presentare osservazioni o partecipare alle udienze può riflettere un approccio all’accesso alla giustizia più ampio e inclusivo. Ciò può sottolineare l’importanza di considerare diverse prospettive e voci nel processo decisionale, contribuendo a promuovere la fiducia nel sistema giudiziario.

  3. Garanzia di Imparzialità: L’invito del presidente della Corte a terzi interessati a presentare osservazioni può essere interpretato come un’azione volta a garantire un processo imparziale e completo. L’ascolto di diverse opinioni e prospettive potrebbe contribuire a una migliore comprensione dei casi e a decisioni più informate e bilanciate.

  4. Promozione della Trasparenza: L’apertura alle osservazioni di terzi può contribuire alla trasparenza del processo giudiziario. Questo può ridurre la percezione di segretezza o chiusura del sistema legale, aumentando la fiducia del pubblico nel modo in cui vengono prese le decisioni.

In definitiva, l’Articolo 36 mira a garantire che le voci di terzi interessati siano ascoltate e considerate nei procedimenti legali, promuovendo così una maggiore partecipazione, inclusione e trasparenza nel processo decisionale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Articolo 37 – Cancellazione
1. In ogni momento della procedura, la Corte può decidere di cancellare un ricorso dal ruolo quando le circostanze consentono di concludere:
a. che il ricorrente non intende più mantenerlo; oppure
b. che la controversia è stata risolta; oppure
c. che non è più giustificato, per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l’esistenza, proseguire l’esame del ricorso.
Tuttavia la Corte prosegue l’esame del ricorso qualora ciò sia richiesto dal rispetto dei diritti dell’uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi protocolli.
2. La Corte può decidere una nuova iscrizione al ruolo di un ricorso quando ritenga che ciò é giustificato dalle circostanze.

L’Articolo 37 della Convenzione sui Diritti Umani offre alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la facoltà di cancellare un ricorso in certe circostanze. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può essere interpretato in vari modi:

  1. Finalità Risolutive: La possibilità di cancellare un ricorso quando la controversia è stata risolta può riflettere una prospettiva orientata alla risoluzione dei conflitti. Questo può essere rassicurante per le parti coinvolte nel caso, offrendo un senso di chiusura e conclusione alla disputa.

  2. Autonomia Decisionale: Il fatto che la Corte abbia il potere discrezionale di cancellare un ricorso può essere interpretato come un’espressione di indipendenza decisionale. Ciò potrebbe rafforzare la fiducia delle persone nella Corte, poiché si presume che la cancellazione avvenga in base a criteri oggettivi e non influenzati da pressioni esterne.

  3. Efficienza del Processo: La possibilità di cancellare un ricorso quando non è più giustificato continuare l’esame può riflettere un’impegno verso l’efficienza del processo giudiziario. Questo può essere visto come un modo per garantire che la Corte si concentri su casi rilevanti e validi, ottimizzando le risorse e il tempo dedicato ai casi.

  4. Rispetto dei Diritti Umani: L’articolo sottolinea che nonostante la cancellazione di un ricorso, la Corte prosegue con l’esame se ciò è richiesto dal rispetto dei diritti umani garantiti dalla Convenzione. Ciò potrebbe essere interpretato come un impegno della Corte a proteggere i diritti fondamentali delle persone, indipendentemente dalla cancellazione del caso.

In definitiva, l’Articolo 37 mira a fornire alla Corte una leva di flessibilità per gestire i casi in base alle circostanze specifiche, garantendo allo stesso tempo che i diritti umani siano sempre considerati e protetti, se necessario.

Articolo 38 – Esame in contraddittorio dei caso e procedura di regolamento amichevole
1.Quando dichiara che il ricorso è ricevibile, la Corte
a. procede all’esame della questione in contraddittorio con i rappresentanti delle Parti e, se del caso, ad un’inchiesta per la quale tutti gli Stati interessati forniranno tutte le facilitazioni necessarie ai fini della sua efficace conduzione;
b. si mette a disposizione degli interessati per pervenire ad un regolamento amichevole della controversia sulla base del rispetto dei diritti dell’uomo come riconosciuti dalla Convenzione e
dai suoi protocolli.
2. La procedura descritta al paragrafo 1. b è riservata.

L’articolo 38 sottolinea l’approccio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) verso la gestione dei casi ricevibili. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può essere interpretato in vari modi:

  1. Approccio Conciliatorio: La possibilità di avviare un processo di regolamento amichevole indica un’apertura alla risoluzione delle controversie attraverso il dialogo e il consenso. Questo approccio può essere rassicurante per le parti coinvolte, offrendo la prospettiva di trovare una soluzione senza ricorrere a un processo giudiziario completo.

  2. Empowerment e Partecipazione: L’opzione di un regolamento amichevole mette in luce l’importanza della partecipazione delle parti interessate nel processo. Ciò può influenzare positivamente il senso di empowerment delle persone coinvolte, consentendo loro di partecipare attivamente alla risoluzione della controversia.

  3. Riservatezza e Rispetto: La riservatezza della procedura di regolamento amichevole può essere interpretata come un tentativo di garantire uno spazio sicuro e privato per le parti coinvolte. Questo potrebbe facilitare la discussione aperta e onesta dei problemi, favorendo un clima di fiducia reciproca.

  4. Rispetto dei Diritti Umani: L’articolo sottolinea che qualsiasi regolamento amichevole deve essere basato sul rispetto dei diritti umani come riconosciuti dalla Convenzione e dai suoi protocolli. Ciò sottolinea l’importanza della protezione dei diritti fondamentali anche nel contesto di una soluzione negoziata.

In sintesi, l’Articolo 38 mostra un impegno della Corte verso un approccio non solo giudiziale ma anche conciliatorio per risolvere le controversie, promuovendo la partecipazione delle parti coinvolte e il rispetto dei diritti umani, anche in una fase di regolamento amichevole.

Articolo 39 – Conclusione di un regolamento amichevole
In caso di regolamento amichevole, la Corte cancella il ricorso dal ruolo mediante una decisione che si limita ad una breve esposizione dei fatti e della soluzione adottata.

L’Articolo 39 enfatizza il processo di conclusione di un regolamento amichevole. Da un punto di vista psicologico, questo articolo potrebbe riflettere diversi aspetti:

  1. Riservatezza e Rispetto per le Parti Coinvolte: La breve esposizione dei fatti e della soluzione adottata potrebbe essere interpretata come un modo per proteggere la riservatezza delle parti coinvolte. Questa discrezione può essere vista come un tentativo di rispettare la privacy e la dignità delle persone coinvolte nel caso.

  2. Focus sulla Soluzione: La Corte, limitandosi a una breve esposizione dei fatti e della soluzione adottata, potrebbe mettere l’accento sul raggiungimento di una soluzione piuttosto che sull’analisi dettagliata del caso. Questo potrebbe essere rassicurante per le parti coinvolte, poiché sottolinea la conclusione del problema senza dover rivivere o approfondire ogni dettaglio.

  3. Efficienza e Semplificazione: Limitare la decisione a una breve esposizione potrebbe indicare un approccio alla risoluzione rapida e semplificata delle controversie. Questo potrebbe essere visto come un tentativo di evitare procedure lunghe e complesse, fornendo una chiusura veloce e diretta alla questione.

  4. Rispetto per l’Accordo Raggiunto: La Corte, con una breve esposizione, potrebbe sottolineare il rispetto dell’accordo raggiunto tra le parti. Questo tipo di conclusione può sottolineare la validità e l’importanza dell’accordo, senza sminuirlo attraverso una dettagliata esposizione del caso.

In sintesi, l’Articolo 39 riflette un approccio di chiusura rapida e riservata nel caso di regolamento amichevole. Questa disposizione potrebbe essere vista come un modo per sottolineare l’importanza della soluzione raggiunta e rispettare la privacy delle parti coinvolte.

Articolo 40 – Udienza pubblica e accesso ai documenti
1. L’udienza è pubblica a meno che la Corte non decida diversamente a causa di circostanze eccezionali.
2.I documenti depositati presso l’ufficio di cancelleria sono accessibili al pubblico a meno che il presidente della Corte non decida diversamente.

L’Articolo 40 riflette l’equilibrio tra trasparenza e riservatezza nel contesto delle udienze e dell’accesso ai documenti. Da un punto di vista psicologico, questo articolo potrebbe essere interpretato considerando i seguenti aspetti:

  1. Trasparenza e Responsabilità: L’udienza pubblica implica trasparenza e responsabilità nell’amministrazione della giustizia. Questo può generare fiducia nelle istituzioni legali poiché offre alle persone l’opportunità di assistere e comprendere il processo giudiziario.

  2. Protezione della Riservatezza: La Corte può decidere di non rendere pubblica un’udienza a causa di circostanze eccezionali. Questo potrebbe essere interpretato come un tentativo di proteggere la riservatezza delle parti coinvolte o di affrontare situazioni sensibili in modo discreto, evitando l’esposizione pubblica di dettagli delicati.

  3. Controllo sull’Accesso ai Documenti: La possibilità per il presidente della Corte di limitare l’accesso ai documenti depositati può riflettere un desiderio di preservare informazioni sensibili o strategiche. Questo controllo potrebbe essere finalizzato a proteggere la privacy delle parti coinvolte o a garantire la riservatezza di dati sensibili.

  4. Equilibrio tra Interesse Pubblico e Riservatezza: La decisione della Corte di permettere l’accesso ai documenti al pubblico, a meno che sia diversamente deciso, potrebbe indicare un impegno verso la massima trasparenza possibile, bilanciata però con la protezione dei diritti e della privacy delle persone coinvolte nei procedimenti legali.

In sintesi, l’Articolo 40 mira a bilanciare la necessità di trasparenza e accesso pubblico con la tutela della riservatezza e della sensibilità delle questioni giudiziarie, riconoscendo che ci sono situazioni eccezionali in cui la riservatezza può essere prioritaria.

Articolo 41 – Equa soddisfazione
Se la Corte dichiara che vi e stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa.

L’Articolo 41 riflette l’aspetto riparatorio della Corte europea dei Diritti dell’Uomo nel caso di violazioni della Convenzione. Da un punto di vista psicologico, questa disposizione può essere interpretata in vari modi:

  1. Riconoscimento del Danno: La possibilità di fornire un’equa soddisfazione a una parte lesa sottolinea l’importanza del riconoscimento del danno subito. Questo riconoscimento può avere implicazioni significative a livello psicologico, poiché conferisce validità e legittimità alle esperienze vissute dalla parte lesa.

  2. Giustizia e Riparazione: L’idea di un’equa soddisfazione indica uno sforzo per riparare almeno in parte i danni causati dalla violazione dei diritti umani. Questo processo di riparazione può contribuire a ripristinare il senso di giustizia e a mitigare il trauma o il danno emotivo subito dalla persona o dall’organizzazione coinvolta.

  3. Ripristino della Dignità e del Benessere: Il fornire un’equa soddisfazione può essere un modo per ripristinare la dignità e il benessere della parte lesa. Ciò può includere risarcimenti finanziari, ma anche misure non monetarie come scuse ufficiali o azioni per prevenire future violazioni simili. Questo processo può contribuire alla guarigione psicologica della vittima.

  4. Legittimità del Processo Legale: L’assegnazione di un’equa soddisfazione può anche contribuire a ristabilire la fiducia nella giustizia e nel sistema legale. La percezione che il sistema risponda in modo equo e sensibile alle violazioni dei diritti può influenzare positivamente la percezione della vittima nei confronti delle istituzioni legali.

In conclusione, l’Articolo 41 sottolinea l’importanza di non solo riconoscere le violazioni dei diritti umani, ma anche di adottare misure concrete per mitigare il danno subito dalla parte lesa, ristabilendo in parte la situazione che è stata danneggiata dall’azione o dall’omissione che ha violato la Convenzione.

Articolo 42 – Sentenze delle Camere
Le sentenze delle Camere divengono definitive in conformità con le disposizioni dell’articolo 44, paragrafo 2.

L’Articolo 42 riguarda la finalità delle decisioni delle Camere della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Da un punto di vista psicologico, la certezza e la definitività delle decisioni possono influenzare diversi aspetti:

  1. Chiusura del Caso: La definitività delle sentenze fornisce una chiusura definitiva al caso, sia per la parte ricorrente che per l’accusato o l’entità governativa coinvolta. Questo può avere implicazioni significative a livello psicologico, consentendo alle persone coinvolte di concludere un capitolo stressante o traumatico della loro vita e passare avanti.

  2. Certezza e Sicurezza: La finalità della decisione contribuisce a creare una sensazione di certezza e sicurezza, specialmente per la parte vincitrice. Essa può rafforzare la fiducia nella legge e nei meccanismi giudiziari, garantendo che la decisione presa sarà rispettata e attuata.

  3. Effetti sul Benessere Emotivo: La finalità delle sentenze può influenzare il benessere emotivo delle persone coinvolte. La risoluzione definitiva di una controversia può alleviare lo stress, l’ansia o la tensione che accompagnano la situazione legale, consentendo alle persone di concentrarsi sulla loro vita presente e futura.

  4. Impatto sulla Fiducia nell’istituzione giuridica: La chiarezza e la finalità delle sentenze possono influenzare la percezione delle istituzioni giuridiche. Una chiara chiusura al caso può aumentare la fiducia del pubblico nelle capacità e nella giustizia delle istituzioni legali.

In sostanza, l’Articolo 42 stabilisce che una volta emesse, le sentenze delle Camere della Corte diventano definitive. Questo aspetto di finalità può avere un impatto significativo sulle persone coinvolte e sulla percezione del sistema legale, contribuendo a chiudere un capitolo e a fornire chiarezza e sicurezza su una questione legale specifica.

Articolo 43 – Rinvio dinnanzi alla Grande Camera
1.Entro un termine di tre mesi a decorrere dalla data della sentenza di una Camera, ogni parte alla controversia può, in casi eccezionali, chiedere che il caso sia rinviato dinnanzi alla Grande Camera.
2.Un collegio di cinque giudici della Grande Camera accoglie la domanda quando la questione oggetto del ricorso solleva gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione o dei suoi protocolli, e anche una grave questione di carattere generale.
3.Se il Collegio accoglie la domanda, la Grande Camera si pronuncia sul caso con una sentenza.

L’Articolo 43 stabilisce la possibilità di richiedere il rinvio di una controversia alla Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Dal punto di vista psicologico, questa disposizione può influenzare diversi aspetti:

  1. Rilevanza e Importanza: La richiesta di rinvio alla Grande Camera evidenzia il riconoscimento dell’importanza e della rilevanza della questione in esame. Per le parti coinvolte, tale richiesta può rappresentare un’opportunità per affrontare tematiche di portata più ampia, che vanno oltre il caso specifico, influenzando direttamente o indirettamente molte altre situazioni simili.

  2. Conseguenze per i Diritti Umani: La possibilità di ricorrere alla Grande Camera implica che la questione sollevata ha un impatto significativo sui diritti umani garantiti dalla Convenzione. Ciò può suggerire che la risoluzione della controversia potrebbe avere ripercussioni non solo per le parti coinvolte nel caso, ma anche su questioni più ampie riguardanti i diritti fondamentali delle persone.

  3. Fiducia nell’Istituzione Giudiziaria: La possibilità di richiedere il rinvio alla Grande Camera può influenzare la fiducia delle persone nell’istituzione giudiziaria. Questa opzione può essere vista come una garanzia di un esame più approfondito e accurato delle questioni fondamentali, rafforzando così la fiducia nella capacità della Corte di affrontare questioni di rilevanza e importanza considerevole.

  4. Risultato e Aspettative: La richiesta di rinvio alla Grande Camera può generare aspettative di una decisione più ponderata e dettagliata, poiché la Grande Camera è chiamata a esaminare questioni complesse e di rilevanza generale.

In sintesi, l’Articolo 43 concede la possibilità di richiedere il rinvio di una controversia alla Grande Camera in casi eccezionali. Questa disposizione implica un riconoscimento della rilevanza della questione e delle sue implicazioni più ampie, influenzando la percezione della giustizia, la fiducia nelle istituzioni e le aspettative legate al risultato finale del caso.

Articolo 44 – Sentenze definitive
1. La sentenza della Grande Camera è definitiva.
2. La sentenza di una Camera diviene definitiva
a. quando le parti dichiarano che non richiederanno il rinvio del caso dinnanzi alla Grande Camera; oppure
b. tre mesi dopo la data della sentenza, se non è stato richiesto il rinvio del caso dinnanzi alla Grande Camera; oppure
c. se il Collegio della Grande Camera respinge una richiesta di rinvio formulata secondo l’articolo 43.
3. La sentenza definitiva è pubblicata.

L’Articolo 44 stabilisce le condizioni in cui le sentenze delle Camere e della Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo diventano definitive. Dal punto di vista psicologico, questa disposizione può influenzare diversi aspetti:

  1. Certezza e Chiusura: La definizione di una sentenza come definitiva crea un senso di conclusione e certezza per le parti coinvolte nella controversia. Questo può essere rilevante sia per chi ha presentato il ricorso che per l’Alta Parte Contraente coinvolta. La certezza di una sentenza definitiva può contribuire a chiudere il capitolo legale di una disputa, consentendo alle persone di procedere con una maggiore chiarezza e finalità nelle loro vite.

  2. Rispetto e Accettazione: Il riconoscimento della definitività delle sentenze può favorire il rispetto delle decisioni prese dalla Corte. Quando una sentenza diventa definitiva, c’è un’aspettativa che le parti coinvolte si conformino ad essa. Questo può contribuire a promuovere il rispetto per il sistema giudiziario e le decisioni legali.

  3. Pubblicazione delle Sentenze: La pubblicazione delle sentenze definitive contribuisce alla trasparenza e all’accessibilità delle decisioni legali. Le sentenze pubblicate diventano un punto di riferimento per interpretare la legge e possono influenzare futuri casi simili. Ciò contribuisce alla costruzione di una giurisprudenza coesa e all’evoluzione del diritto.

  4. Tempo e Gestione Emotiva: Il passaggio di una sentenza a definitiva, specialmente dopo il periodo previsto di attesa per eventuali ricorsi o rinvii, può influenzare la gestione delle emozioni delle parti coinvolte. Se da un lato può dare certezza, dall’altro può implicare un periodo di accettazione delle decisioni prese e di gestione delle reazioni emotive associate.

In sintesi, l’Articolo 44 definisce le condizioni in cui le sentenze diventano definitive, creando un senso di conclusione e certezza per le parti coinvolte, favorendo il rispetto delle decisioni giudiziarie e contribuendo alla trasparenza legale attraverso la pubblicazione delle sentenze definitive.

Articolo 45 – Motivazione delle sentenze e delle decisioni
1.Le sentenze e le decisioni che dichiarano i ricorsi ricevibili o irricevibili devono essere motivate.
2. Se la sentenza non esprime in tutto o in parte l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi l’esposizione della sua opinione individuale.

L’Articolo 45 sottolinea l’importanza della motivazione delle sentenze e delle decisioni emesse dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Dal punto di vista psicologico, questa disposizione può influenzare diverse dinamiche:

  1. Trasparenza e Fiducia: La motivazione delle sentenze contribuisce alla trasparenza del processo decisionale. Questo aspetto è cruciale per le persone coinvolte nella controversia, in quanto una spiegazione chiara e dettagliata delle ragioni di una decisione può aumentare la fiducia nel sistema giudiziario e nella sua equità.

  2. Empowerment e Partecipazione: Consentire a ogni giudice di esprimere la propria opinione individuale quando la sentenza non è unanime è importante. Questo riflette un’attenzione al pensiero e alle prospettive individuali all’interno della Corte. Questo può influenzare l’empowerment dei giudici, permettendo loro di partecipare attivamente al processo decisionale e di esprimere le proprie visioni.

  3. Accettazione e Comprensione: La motivazione delle sentenze, specialmente quando viene fornita una spiegazione esaustiva delle ragioni alla base di una decisione, può aiutare le parti coinvolte a comprendere meglio il ragionamento giuridico. Questo può facilitare un processo di accettazione delle decisioni, anche quando queste non vanno a favore della parte ricorrente.

  4. Educazione Legale: Le spiegazioni dettagliate nelle sentenze possono fungere da strumento educativo per coloro che cercano una maggiore comprensione delle leggi e dei principi giuridici. Questo può avere un impatto positivo sulla conoscenza legale della popolazione e sulla consapevolezza dei propri diritti.

In definitiva, l’Articolo 45 sottolinea l’importanza della motivazione delle sentenze per garantire trasparenza, fiducia nel sistema giudiziario, partecipazione attiva dei giudici, comprensione delle decisioni legali e l’educazione legale della popolazione.

Articolo 46 – Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze
1. Le alte Parti Contraenti s’impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte nelle controversie nelle quali sono parti.
2. La sentenza definitiva della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l’esecuzione.

L’Articolo 46 enfatizza l’autorità e l’obbligo delle Alte Parti Contraenti di rispettare e attuare le sentenze definitive della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Dal punto di vista psicologico, questa disposizione può avere diverse implicazioni:

  1. Legittimità dell’autorità giudiziaria: Riconoscere e rispettare le sentenze della Corte sottolinea l’importanza di un’autorità giudiziaria indipendente e imparziale. Dal punto di vista psicologico, questo rafforza la fiducia nelle istituzioni legali, poiché si trasmette il messaggio che le decisioni prese sono vincolanti e rispettate.

  2. Sviluppo della fiducia sociale: L’obbligo di conformarsi alle sentenze contribuisce alla costruzione di una società basata sulla fiducia reciproca. Quando le autorità e le istituzioni rispettano le sentenze legali, si crea un terreno fertile per una maggiore fiducia sociale tra cittadini e governo.

  3. Effetto deterrente: Questa disposizione può avere un effetto deterrente sulle violazioni dei diritti umani. Sapere che le sentenze della Corte sono vincolanti e saranno eseguite può scoraggiare comportamenti illegali o decisioni che violano i diritti fondamentali delle persone.

  4. Legittimità internazionale: La trasmissione delle sentenze al Comitato dei Ministri per il monitoraggio dell’esecuzione sottolinea l’aspetto internazionale e multilaterale del rispetto dei diritti umani. Ciò favorisce l’idea di un impegno condiviso tra le nazioni per garantire il rispetto dei diritti fondamentali.

In sintesi, l’Articolo 46 mira a garantire l’attuazione delle sentenze della Corte europea dei Diritti dell’Uomo da parte delle Alte Parti Contraenti, sottolineando l’autorità delle decisioni giuridiche, promuovendo la fiducia nelle istituzioni legali e contribuendo a una maggiore tutela dei diritti umani.

Articolo 47 – Pareri consultivi
1. La Corte può, su richiesta del Comitato dei Ministri, fornire pareri consultivi su questioni giuridiche relative all’interpretazione della Convenzione e dei suoi protocolli.
2.Tali pareri non devono riguardare questioni inerenti al contenuto o alla portata dei diritti e libertà definiti nel Titolo I della Convenzione e nei protocolli, né su altre questioni che la Corte o il Comitato dei Ministri si troverebbero a dover giudicare in seguito alla presentazione di un
ricorso previsto dalla Convenzione.
3.La decisione del Comitato dei Ministri di chiedere un parere alla Corte è adottata con un voto della maggioranza dei rappresentanti che hanno il diritto di avere un seggio al Comitato.

L’Articolo 47 stabilisce la possibilità per il Comitato dei Ministri di richiedere pareri consultivi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo su questioni giuridiche relative all’interpretazione della Convenzione e dei suoi protocolli. Questo può avere alcune implicazioni psicologiche:

  1. Rispetto per l’esperienza e l’expertise: La richiesta di pareri consultivi alla Corte da parte del Comitato dei Ministri riflette il riconoscimento dell’esperienza e della competenza giuridica della Corte stessa. Dal punto di vista psicologico, questo sottolinea la fiducia nell’autorità e nell’esperienza delle istituzioni specializzate.

  2. Collaborazione e costruzione di consenso: Il processo di richiesta e fornitura di pareri consultivi può favorire un clima di collaborazione e di costruzione di consenso tra le istituzioni internazionali. Ciò può alimentare un senso di cooperazione e fiducia reciproca tra le parti coinvolte.

  3. Chiarezza nell’interpretazione legale: La possibilità di richiedere pareri consultivi può fornire una guida e una chiarezza sull’interpretazione legale della Convenzione e dei suoi protocolli. Questo può essere psicologicamente rassicurante per gli Stati membri e le parti coinvolte, in quanto fornisce orientamento in situazioni giuridiche complesse.

  4. Legittimità delle decisioni future: I pareri consultivi possono contribuire a garantire la coerenza e la correttezza nelle future decisioni e interpretazioni legali delle questioni relative ai diritti umani. Ciò può influenzare la fiducia nelle decisioni legali future e nei processi di applicazione della legge.

In sintesi, l’Articolo 47 sottolinea la possibilità per il Comitato dei Ministri di richiedere pareri consultivi alla Corte per questioni giuridiche specifiche, offrendo chiarezza, guidando l’interpretazione legale e contribuendo a un clima di cooperazione e fiducia nelle istituzioni internazionali.

Articolo 48 – Competenza consultiva della Corte
La Corte decide se la domanda di parere consultivo presentata dal Comitato dei Ministri è di sua competenza secondo l’articolo 47.

L’Articolo 48 conferisce alla Corte il potere di determinare se una richiesta di parere consultivo presentata dal Comitato dei Ministri rientra nella sua sfera di competenza, come definito dall’Articolo 47. Questa disposizione può riflettere alcune considerazioni psicologiche:

  1. Autonomia e autorità decisionale: La competenza consultiva conferita alla Corte implica la fiducia nelle sue capacità di prendere decisioni autonome e informate riguardo alla sfera di applicazione dei suoi pareri. Questo aspetto è psicologicamente rilevante in quanto sottolinea la fiducia nell’autorità della Corte nel definire i limiti della sua competenza.

  2. Ruolo nell’interpretazione legale: La capacità della Corte di determinare se una richiesta di parere consultivo rientra nella sua sfera di competenza suggerisce un ruolo attivo nella definizione e nell’applicazione dei suoi compiti giuridici. Questo potrebbe influenzare la percezione della Corte come un’istituzione responsabile e autorevole nell’interpretazione della legge.

  3. Chiarezza nell’applicazione della legge: La competenza consultiva della Corte è in linea con l’obiettivo di mantenere la chiarezza e la coerenza nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo aspetto è psicologicamente rilevante perché suggerisce che la Corte è in grado di delineare chiaramente i confini della sua giurisdizione, offrendo così orientamento e chiarezza sulle questioni relative ai diritti umani.

In sintesi, l’Articolo 48 attribuisce alla Corte il potere di determinare se le richieste di pareri consultivi presentate dal Comitato dei Ministri rientrino nella sua sfera di competenza. Questa disposizione sottolinea l’autonomia decisionale della Corte, il suo ruolo nella definizione dei limiti giuridici e contribuisce alla chiarezza nell’applicazione della legge.

Articolo 49 – Motivazione dei pareri consultivi
1. Il parere della Corte è motivato.
2. Se il parere non esprime in tutto o in parte l’opinione unanime dei giudici, ogni giudice avrà diritto di unirvi ;l’esposizione della sua opinione individuale.
3. Il parere della Corte è trasmesso al Comitato dei Ministri.

L’Articolo 49 sottolinea la necessità di motivare i pareri consultivi forniti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, riflettendo alcuni aspetti psicologici chiave:

  1. Trasparenza e chiarezza: La richiesta di motivare i pareri consultivi evidenzia l’importanza della trasparenza e della chiarezza nell’elaborazione di tali opinioni. Questo aspetto può essere rilevante dal punto di vista psicologico poiché contribuisce a promuovere la comprensione e la fiducia nelle decisioni prese dalla Corte, sia per le parti coinvolte che per il pubblico in generale.

  2. Pluralismo e diversità di opinioni: Il diritto dei giudici di esprimere opinioni individuali in aggiunta al parere unanime sottolinea l’importanza del pluralismo e della diversità di prospettive. Questo aspetto è psicologicamente rilevante poiché evidenzia il rispetto per le varie opinioni all’interno della Corte, permettendo così una più ampia rappresentazione delle diverse interpretazioni legali.

  3. Legittimità e completezza delle decisioni: La richiesta di motivare i pareri consultivi è fondamentale per garantire la legittimità e la completezza delle decisioni emesse dalla Corte. Questo aspetto è rilevante dal punto di vista psicologico poiché contribuisce a fornire una giustificazione razionale e dettagliata dietro le posizioni assunte, aumentando la fiducia nelle conclusioni raggiunte.

In sintesi, l’Articolo 49 sottolinea la necessità di motivare i pareri consultivi della Corte europea dei diritti dell’uomo, promuovendo trasparenza, diversità di opinioni e legittimità nelle decisioni, aspetti psicologicamente rilevanti per la fiducia nel processo decisionale e nell’attuazione della legge.

Articolo 50 – Spese di funzionamento della Corte
Le spese di funzionamento della Corte sono a carico del Consiglio d’Europa.

L’Articolo 50, che stabilisce che le spese di funzionamento della Corte sono coperte dal Consiglio d’Europa, può essere interpretato psicologicamente in diversi modi:

  1. Sostenibilità finanziaria: La disposizione indica un impegno finanziario da parte del Consiglio d’Europa per garantire che la Corte operi senza interruzioni dovute a problemi di finanziamento. Dal punto di vista psicologico, questa stabilità finanziaria può favorire la percezione di continuità e affidabilità della Corte, sia per coloro che vi lavorano internamente che per il pubblico che usufruisce dei suoi servizi.

  2. Legittimità e indipendenza: Il fatto che le spese di funzionamento siano sostenute dal Consiglio d’Europa potrebbe sottolineare l’indipendenza finanziaria della Corte dalle influenze esterne. Questo può contribuire a rafforzare la percezione di imparzialità e di giudizio libero da pressioni esterne, aspetti cruciali per la fiducia del pubblico nei confronti dell’istituzione.

  3. Accessibilità alla giustizia: Garantire che le spese di funzionamento siano coperte può riflettersi positivamente sulla disponibilità e l’accessibilità della Corte. Dal punto di vista psicologico, questo può trasmettere un messaggio di accesso alla giustizia, incoraggiando le persone a rivolgersi alla Corte per la tutela dei propri diritti senza preoccupazioni finanziarie.

In conclusione, l’Articolo 50, con il suo impegno finanziario da parte del Consiglio d’Europa per sostenere le spese di funzionamento della Corte, può influenzare la percezione di continuità, indipendenza e accessibilità della Corte, aspetti psicologicamente rilevanti per la fiducia nel suo operato e nell’accesso alla giustizia.

Articolo 51 – Privilegi ed immunità dei giudici
I giudici beneficiano, durante l’esercizio delle loro funzioni, dei privilegi e delle immunità previste all’articolo 40 dello Statuto del Consiglio d’Europa e negli accordi conclusi in base a questo articolo.

L’Articolo 51 che attribuisce privilegi ed immunità ai giudici durante l’esercizio delle loro funzioni, fa leva su elementi psicologici importanti:

  1. Protezione e sicurezza: La concessione di privilegi e immunità offre una sensazione di protezione ai giudici durante il loro servizio presso la Corte. Dal punto di vista psicologico, ciò può contribuire a creare un ambiente lavorativo in cui i giudici si sentono più sicuri e possono concentrarsi sulla loro attività senza timori legati a possibili persecuzioni o minacce esterne.

  2. Indipendenza e libertà di giudizio: L’attribuzione di questi privilegi può essere vista come un modo per preservare l’indipendenza dei giudici, garantendo che non siano influenzati da pressioni esterne o interferenze durante il processo decisionale. Questo può favorire la fiducia nel sistema giudiziario e la percezione di un giudizio imparziale e equo.

  3. Rispetto dell’autorità e ruolo: La concessione di tali privilegi e immunità potrebbe sottolineare il rispetto per l’autorità e l’importanza del ruolo svolto dai giudici all’interno della Corte europea dei diritti dell’uomo. Questo può contribuire a promuovere un clima di rispetto e fiducia verso i giudici e l’istituzione nel suo complesso.

  4. Clima lavorativo ottimale: Offrire protezione e immunità ai giudici è essenziale per creare un ambiente lavorativo ottimale, favorendo un’atmosfera di sicurezza emotiva e professionale, consentendo ai giudici di svolgere il loro lavoro senza preoccupazioni relative a possibili ripercussioni.

In conclusione, l’Articolo 51, concedendo privilegi ed immunità ai giudici durante il loro mandato, mira a preservare l’indipendenza, la sicurezza e il rispetto per la loro autorità, elementi chiave per il funzionamento efficace e la percezione positiva della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Articolo 52 – Indagini del Segretario Generale.
Ogni Alta Parte Contraente, alla domanda del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, fornirà le spiegazioni richieste sul modo in cui il proprio diritto interno assicura l’effettiva applicazione di tutte le disposizioni della presente Convenzione.

L’Articolo 52 sottolinea l’importanza della trasparenza e della cooperazione tra le Alte Parti Contraenti e il Segretario Generale del Consiglio d’Europa. Da un punto di vista psicologico, questo articolo può riflettere:

  1. Fiducia e collaborazione: La richiesta del Segretario Generale del Consiglio d’Europa per spiegazioni sulle modalità di attuazione della Convenzione implica un clima di fiducia reciproca e di collaborazione tra le parti coinvolte. Questo può favorire una maggiore fiducia nelle istituzioni internazionali e promuovere una cultura di cooperazione.

  2. Chiarezza e comprensione: La richiesta di spiegazioni può essere vista come un’opportunità per chiarire e comprendere le modalità con cui ciascuna Parte Contraente applica effettivamente le disposizioni della Convenzione all’interno del proprio sistema legale nazionale. Ciò può favorire una migliore comprensione delle differenze e delle sfide incontrate nell’applicazione dei principi della Convenzione a livello nazionale.

  3. Responsabilità e conformità: La richiesta di spiegazioni può sottolineare l’importanza dell’aderenza alle disposizioni della Convenzione. Dal punto di vista psicologico, questo potrebbe promuovere un senso di responsabilità da parte delle Alte Parti Contraenti nel garantire l’effettiva applicazione dei diritti e dei principi stabiliti nella Convenzione.

  4. Trasparenza e accountability: Richiedere spiegazioni sulle pratiche interne di attuazione della Convenzione può promuovere la trasparenza e l’accountability. Questo processo potrebbe aiutare a identificare aree di miglioramento o di allineamento delle leggi nazionali con gli standard convenzionali.

In sintesi, l’Articolo 52, attraverso la richiesta di spiegazioni sul modo in cui le Parti Contraenti attuano la Convenzione, promuove la fiducia, la collaborazione e l’adempimento delle responsabilità, contribuendo così a rafforzare il rispetto e l’efficacia delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Articolo 53 – Salvaguardia dei diritti dell’uomo riconosciuti
Nessuna delle disposizioni della presente Convenzione può essere interpretata in modo da limitare o pregiudicare i Diritti dell’Uomo e le Libertà fondamentali che possano essere riconosciuti in base alle leggi di ogni Parte Contraente o in base ad ogni altro accordo al quale
essa partecipi.

L’Articolo 53 enfatizza il principio secondo cui la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non dovrebbe limitare o minare i diritti umani e le libertà fondamentali riconosciute dalle leggi di ogni singola Parte Contraente o da altri accordi ai quali essa aderisce. Da un punto di vista psicologico, questo articolo potrebbe rappresentare diverse considerazioni:

  1. Rispetto della sovranità nazionale: Questo articolo mira a garantire che la Convenzione non sostituisca o invalidi i diritti già riconosciuti a livello nazionale. Dal punto di vista psicologico, ciò potrebbe favorire un senso di rispetto per la sovranità nazionale e per i diritti specifici riconosciuti all’interno di ogni Paese.

  2. Conformità con standard superiori: Mentre la Convenzione fornisce un insieme di diritti e libertà, questo articolo permette alle Parti Contraenti di garantire diritti aggiuntivi o più ampi di quelli stabiliti nella Convenzione stessa. Psicologicamente, ciò potrebbe favorire un senso di progresso e di volontà di adottare standard superiori nel campo dei diritti umani.

  3. Flessibilità e adattabilità: L’articolo può riflettere la volontà di garantire una certa flessibilità e adattabilità delle leggi nazionali, consentendo alle Parti Contraenti di adottare o mantenere disposizioni più ampie o specifiche rispetto a quelle stabilite nella Convenzione.

  4. Equilibrio tra standard universali e specificità locali: Psicologicamente, ciò potrebbe promuovere l’idea di un equilibrio tra standard universali dei diritti umani e la capacità di ogni Paese di mantenere e proteggere specifici diritti e libertà che potrebbero essere importanti per la loro cultura, storia o contesto sociale.

In sintesi, l’Articolo 53 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo cerca di stabilire un equilibrio tra i diritti e le libertà universali definiti dalla Convenzione e i diritti specifici garantiti dalle leggi e dagli accordi nazionali o regionali, incoraggiando il rispetto per le diverse normative e promuovendo un approccio flessibile e adattabile nel garantire i diritti umani.

Articolo 54 – Poteri del Comitato dei Ministri.
Nessuna disposizione della presente Convenzione porta pregiudizi ai poteri conferiti al Comitato dei Ministri dallo Statuto del Consiglio d’Europa.

L’Articolo 54 sottolinea che nessuna disposizione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo limita o compromette i poteri conferiti al Comitato dei Ministri dallo Statuto del Consiglio d’Europa. Da un punto di vista psicologico, questo articolo potrebbe riflettere alcuni concetti:

  1. Equilibrio di poteri: Questo articolo cerca di garantire un equilibrio tra la Convenzione e lo Statuto del Consiglio d’Europa. Dal punto di vista psicologico, potrebbe promuovere un senso di equilibrio e armonia tra le disposizioni specifiche della Convenzione e l’autorità conferita al Comitato dei Ministri.

  2. Rispetto per l’autorità del Comitato dei Ministri: L’articolo potrebbe favorire il rispetto e la riconoscenza per il ruolo e l’autorità del Comitato dei Ministri nell’ambito dello Statuto del Consiglio d’Europa. Ciò potrebbe riflettere un senso di fiducia nelle istituzioni e nei poteri conferiti a livello amministrativo.

  3. Integrazione delle disposizioni: Psicologicamente, questo articolo potrebbe essere interpretato come un tentativo di integrare le disposizioni specifiche della Convenzione con l’autorità e le regolamentazioni preesistenti conferite al Comitato dei Ministri. Ciò potrebbe favorire un senso di coerenza e di integrazione delle varie sfere di governo.

In sintesi, l’Articolo 54 stabilisce che la Convenzione non deve limitare l’autorità e i poteri conferiti al Comitato dei Ministri dallo Statuto del Consiglio d’Europa. Questo può promuovere un senso di equilibrio, rispetto e integrazione delle normative all’interno del sistema amministrativo e legale.

Articolo 55 – Rinuncia ad altri modi di regolamentazione delle controversie.
Le Alte Parti Contraenti rinunciano reciprocamente, salvo compromesso speciale, a prevalersi dei trattati, delle convenzioni o delle dichiarazioni che esistono fra di loro allo scopo di sottoporre, mediante ricorso, una controversia nata dall’interpretazione o dell’applicazione della
presente Convenzione ad una procedura di regolamentazione diversa da quelle previste da detta Convenzione.

L’Articolo 55 sottolinea il principio della rinuncia reciproca delle Parti Contraenti a utilizzare altri trattati, convenzioni o accordi per risolvere controversie riguardanti l’interpretazione o l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questa disposizione potrebbe essere interpretata da un punto di vista psicologico in diversi modi:

  1. Fiducia nel sistema stabilito: Questo articolo potrebbe riflettere una fiducia nel sistema specifico di regolamentazione delle controversie delineato nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dal punto di vista psicologico, ciò potrebbe rappresentare un senso di sicurezza e affidabilità nel metodo specifico di risoluzione delle dispute previsto dalla Convenzione.

  2. Equità e coerenza: La rinuncia a cercare altri mezzi di risoluzione delle controversie potrebbe essere vista come un impegno comune per un trattamento equo e uniforme delle controversie relative alla Convenzione. Questo potrebbe sottolineare la necessità di coerenza e uniformità nel trattamento delle questioni di diritti umani tra le Parti Contraenti.

  3. Promozione della collaborazione: L’articolo potrebbe anche favorire la collaborazione e la risoluzione dei conflitti tra le Parti Contraenti esclusivamente attraverso i meccanismi previsti dalla Convenzione. Ciò potrebbe promuovere la cooperazione anziché la competizione nelle procedure di risoluzione delle controversie.

  4. Efficienza e standardizzazione: Dal punto di vista psicologico, l’articolo potrebbe essere visto come un tentativo di rendere più efficiente il processo di risoluzione delle controversie, standardizzandolo attraverso un’unica procedura e riducendo la complessità derivante da molteplici opzioni di regolamentazione.

In sintesi, l’Articolo 55 implica la volontà di adottare un approccio uniforme e specifico nella risoluzione delle controversie relative alla Convenzione, promuovendo fiducia, coerenza, collaborazione e standardizzazione nei processi di regolamentazione delle dispute tra le Parti Contraenti.

Articolo 56 – Applicazione territoriale
1. Ogni Stato, al momento della ratifica o in ogni altro momento successivo, può dichiarare, mediante notifica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che la presente Convenzione si applicherà, con riserva del paragrafo 4 del presente articolo, in tutti i territori o in determinati territori di cui assicura le relazioni internazionali
2. La Convenzione si applicherà nel territorio o nei territori designati nella notifica a partire dal trentesimo giorno successivo alla data in cui il Segretario Generale del Consiglio d’Europa avrà
ricevuto tale notifica.
3. Nei suddetti territori le disposizioni della presente Convenzione saranno applicate tenendo conto delle necessità locali.
4. Ogni Stato che ha fatto una dichiarazione conformemente al primo paragrafo di questo articolo può, in ogni momento, dichiarare relativamente a uno o a più territori previsti in tale
dichiarazione che accetta la competenza della Corte a ricevere ricorsi di persone fisiche, di organizzazioni non governative o di gruppi di privati come previsto dall’articolo 34 della Convenzione.

L’Articolo 56 fornisce la possibilità agli Stati di dichiarare l’applicazione territoriale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dal punto di vista psicologico, questa disposizione può rappresentare diverse considerazioni:

  1. Autonomia e identità territoriale: L’articolo permette agli Stati di decidere se applicare la Convenzione su tutto il loro territorio o solo su determinate aree. Questa possibilità potrebbe riflettere la volontà degli Stati di preservare l’autonomia e l’identità dei singoli territori, considerando le specificità locali.

  2. Adattamento alle esigenze locali: La disposizione che prevede l’applicazione della Convenzione con considerazione alle necessità locali potrebbe essere interpretata come un tentativo di adattare i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione alle specificità e alle circostanze di determinate aree territoriali.

  3. Rispetto della sovranità statale: L’Articolo 56 potrebbe riflettere il principio di sovranità degli Stati, permettendo loro di scegliere quali territori saranno soggetti alla giurisdizione della Convenzione. Questa possibilità rispecchia la volontà degli Stati di mantenere una certa autonomia decisionale.

  4. Flessibilità e adattabilità: La disposizione che consente agli Stati di modificare le loro dichiarazioni in qualsiasi momento potrebbe riflettere un desiderio di flessibilità e adattabilità rispetto alle esigenze e ai cambiamenti delle circostanze locali nel tempo.

In sintesi, l’Articolo 56 offre agli Stati la flessibilità di decidere l’applicazione territoriale della Convenzione, rispettando l’autonomia, le necessità locali e la sovranità degli Stati, permettendo loro di adattare i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione alle specificità dei territori interessati.

Articolo 57 – Riserva.
1. Ogni Stato, al momento della firma della presente Convenzione o del deposito del suo strumento di ratifica, può formulare una riserva riguardo ad una particolare disposizione della Convenzione, nella misura in cui una legge in quel momento in vigore sul suo territorio non sia
conforme a tale disposizione. Le riserve di carattere generale non sono autorizzate ai termini del presente articolo.
2. Ogni riserva emessa in conformità al presente articolo comporta un breve esposto della legge in questione.

L’Articolo 57 della Convenzione consente agli Stati di formulare riserve riguardo a specifiche disposizioni della Convenzione stessa nel caso in cui la legge vigente sul loro territorio non sia conforme a tali disposizioni. Da un punto di vista psicologico, questa disposizione può essere interpretata in vari modi:

  1. Adattamento alla legislazione locale: La possibilità di formulare riserve riflette il desiderio degli Stati di adeguare la propria legislazione interna ai principi sanciti nella Convenzione. Tuttavia, potrebbe indicare anche una difficoltà nell’armonizzare completamente la legislazione nazionale con i diritti e le libertà definiti dalla Convenzione.

  2. Preservazione della sovranità: L’Articolo 57 può rappresentare una volontà degli Stati di preservare la loro sovranità e autonomia decisionale, specialmente nei casi in cui vi siano differenze tra le disposizioni della Convenzione e la legislazione interna.

  3. Rispetto per la progressione dei diritti: La possibilità di presentare riserve può anche indicare un impegno a lungo termine da parte degli Stati nel progredire verso una conformità totale con i principi della Convenzione, indicando una volontà di aggiornare e modificare la legislazione interna per allinearsi meglio ai diritti umani sostenuti dalla Convenzione.

  4. Equilibrio tra standard internazionali e nazionali: L’articolo potrebbe essere interpretato come un tentativo di trovare un equilibrio tra i diritti umani internazionalmente riconosciuti e le normative interne, cercando di non compromettere la validità delle leggi locali mentre si lavora per allinearle ai principi della Convenzione.

In sintesi, l’Articolo 57 riflette il desiderio degli Stati di adeguare la propria legislazione ai principi della Convenzione, offrendo allo stesso tempo una via per farlo in modo graduale, rispettando la sovranità nazionale e mantenendo un equilibrio tra standard internazionali e leggi nazionali.

Articolo 58 – Denuncia
1. Un’Alta Parte Contraente può denunciare la presente Convenzione solo dopo un periodo di cinque anni a partire dalla data di entrata in vigore della Convenzione nei suoi confronti e dando un preavviso di sei mesi mediante una notifica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio
d’Europa, che ne informa le altre Parti Contraenti.
2. Tale denuncia non può avere l’effetto di svincolare l’Alta Parte Contraente interessata dalle obbligazioni contenute nella presente Convenzione per quanto riguarda qualunque fatto che, potendo costituire una violazione di queste obbligazioni fosse stato compiuto da essa anteriormente alla data in cui la denuncia produce il suo effetto.
3. Con la medesima riserva cessa d’esser Parte alla presente Convenzione ogni Parte Contraente che cessi d’essere Membro del Consiglio d’Europa.
4. La Convenzione può essere denunciata in conformità alle disposizioni dei precedenti paragrafi per quanto riguarda ogni territorio nel quale sia stata dichiarata applicabile in base all’articolo 56.

L’Articolo 58, riguardante la possibilità di denuncia della Convenzione, può essere interpretato da una prospettiva psicologica in vari modi:

  1. Flessibilità e adattamento: La clausola della denuncia potrebbe essere vista come un’espressione della flessibilità degli Stati membri nel modificare il loro impegno alle convenzioni internazionali. Questa flessibilità può derivare dalla necessità di adeguare le politiche e le priorità nazionali, anche se potrebbe sollevare preoccupazioni riguardo alla protezione dei diritti umani.

  2. Bilancio tra sovranità e standard internazionali: L’Articolo 58 riflette il delicato equilibrio tra la sovranità degli Stati membri e gli standard internazionali dei diritti umani. Consentendo la possibilità di denuncia, la Convenzione rispetta la sovranità degli Stati, ma allo stesso tempo impone una responsabilità residua per gli atti compiuti prima della denuncia.

  3. Valutazione dei compromessi: La possibilità di denuncia può essere vista anche come un’opportunità per gli Stati di valutare i compromessi tra i loro obblighi internazionali e le loro politiche interne. Questo potrebbe riflettere un desiderio di mantenere la flessibilità politica e giuridica nel contesto nazionale.

  4. Rischio di regressione: Tuttavia, la denuncia potrebbe sollevare preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani se interpretata come un’apertura per ritirarsi dagli impegni internazionali. Questo potrebbe rappresentare una sfida al mantenimento e al rispetto dei diritti umani anche dopo l’adesione iniziale alla Convenzione.

In generale, l’Articolo 58 può essere interpretato come una disposizione che bilancia la sovranità statale con gli obblighi internazionali, offrendo agli Stati membri la possibilità di adeguare il loro impegno alla Convenzione in base alle loro esigenze nazionali, ma mantenendo una responsabilità residua per le azioni compiute mentre erano parte della Convenzione.

Articolo 59 – Firma e ratifica.
1. La presente Convenzione è aperta alla firma dei Membri del Consiglio d’Europa. Essa sarà ratificata. Le ratifiche saranno depositate presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
2. La presente Convenzione entrerà in vigore dopo il deposito di dieci strumenti di ratifica.
3. Per ogni firmatario che la ratificherà successivamente, la Convenzione entrerà in vigore dal momento dei deposito dello strumento di ratifica.
4. Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notificherà a tutti i Membri del Consiglio d’Europa l’entrata in vigore della Convenzione, i nomi delle Alte Parti Contraenti che l’avranno ratificata, nonché il deposito di ogni altro strumento di ratifica che si sia avuto successivamente.
Fatto a Roma il 4 novembre 1950 in francese e in inglese, i due testi facendo egualmente fede, in un unico esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa. Il Segretario Generale ne trasmetterà copie certificate conformi a tutti i firmatari.

L’Articolo 59 stabilisce le procedure per la firma, la ratifica e l’entrata in vigore della Convenzione. Da una prospettiva psicologica, questo articolo può essere considerato:

  1. Impegno formale: La firma e la ratifica di un trattato come la Convenzione rappresentano un impegno formale e tangibile da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Questo processo sottolinea l’importanza di tradurre gli ideali e gli standard dei diritti umani in azioni concrete e impegni giuridicamente vincolanti.

  2. Costruzione di fiducia e collaborazione: La ratifica di trattati internazionali come questo può contribuire a costruire fiducia e a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri. Questa azione può riflettere una volontà comune di adottare standard condivisi di protezione dei diritti umani e di lavorare insieme per il loro rispetto.

  3. Garanzia di standard minimi: La Convenzione funge da base per stabilire uno standard minimo per la protezione dei diritti umani. La sua ratifica è un impegno da parte degli Stati membri a garantire un livello di protezione di base per i diritti umani nel proprio territorio.

  4. Trasmissione di valori comuni: La firma e la ratifica di trattati internazionali come questo possono essere interpretate anche come un atto simbolico, indicativo dell’adesione degli Stati a valori comuni di rispetto dei diritti umani, della giustizia e dell’equità.

  5. Creazione di un registro di adesione: Il deposito degli strumenti di ratifica presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa e la notifica dell’entrata in vigore della Convenzione servono a creare un registro ufficiale dell’adesione degli Stati alla Convenzione, assicurando trasparenza e rendicontabilità rispetto ai loro impegni internazionali.

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